My Awesome Mixtape

How Could A Village Turn Into A Town

2009 (42) | electro-pop, songwriter

Paolo Torreggiani e il suo progetto, My Awesome Mixtape, ritornano a due anni di distanza dal piccolo clamore nostrano (e non, come dimostra il lungo tour internazionale successivo) di “My Lonely And Sad Waterloo”, con il secondo lavoro su lunga distanza, “How Could A Village Turn Into A Town”.

Rispetto all’esordio, qui il cantautore elettronico fa comparire fondali piuttosto ampi di arrangiamenti barocchi, al limite del vecchio wall of sound (clavicembalo, marimba, ottoni, archi, etc.), in qualità di onnipresenti propulsori dei brani. “Bad Marks At School”, tribale e tecnologica a un tempo, è forse la sua creazione più instabile, mentre “Hearts To Lend” è la dimostrazione più lampante di spreco delle orchestrazioni (a dispetto della trivialità del pezzo).

Idem per le sue nuove schegge techno-pop, da “My Moon” (la più rockeggiante del lotto, la cui armonia è discretamente dispersa in ogni sorta di trucco di produzione) a “Fire And Fireflies” (confuso motivetto sovrarrangiato).
Dal punto di vista della contagiosità, il colpo maggiore è “Me And The Washing Machine”, ricalcata sulle hit euro-pop vecchio stampo (laddove gli arrangiamenti di archi appaiono leggermente fuori contesto, mentre gli stacchi da avanspettacolo danno un nuovo senso all’aggettivo “capriccioso”).

A distinguere di quel tanto l’album sono le trenodie sincopate di “How The Feet Touch The Ground”, genuina imitazione dei TV On The Radio (ma con un feeling dimesso e una coda ottimistica) e l’hyperballad di “Family Portrait”, ad oggi il suo assemblato più riuscito, tra tristi armonie vocali, pulsazione techno cinematica e panneggi di archi a riempire lo sfondo. “Mia Farrow”, per base jazzy (contrabbasso jive e fiati brass-band), canto grave e base campionata, è la sua rilettura obliqua di chill-out e trip-hop. “Inhabitants” ne è invece una versione molto minore.
“Train Melancholy Song”, la chiusa, riassume le problematiche: buono spunto iniziale (con gli archi in sordina dissonante), e poi dispersione d’idee che non si concludono in uno spazio compositivo plausibile. Ma ancor più proverbiale è “Inner City”, un incanto di equilibri elettronici rovinato tanto dalla sua voce ostinatamente loser quanto dai frettolosi strati di produzione.

Il suo è un sentimentalismo fin troppo cupo che prende i lati artificiosi degli stilemi di riferimento per farne fattucchieria confusionaria (ballabile, cantabile). Torreggiani, attorniato da uno stuolo di musicisti sempre più consistente (a fianco dei componenti ufficiali, quali Andrea Mancin, Alessandro Scagliarini, Federico Spadoni, Andrea Suriani, ci sono gli orchestrali, una triade di arrangiatori e il solito manipolo di guest, parentali e non) guadagna enciclopedismo e un pizzico d’emancipazione stilistica, imbocca la giusta strada del concept storiografico (laddove la “Waterloo” del debutto era solo un rimando). Lo fa soprattutto barando, mettendoci quintali di egocentrismo e tralasciando di vergare stornelli davvero memorabili. Il tocco di gruppo, e di un gruppo stavolta affiatato, convince a metà.


(13/10/2009)

  • Tracklist
  1. Bad Marks At School
  2. Hearts To Lend
  3. How The Feet Touch The Ground
  4. Family Portrait
  5. Fire And Fireflies
  6. Mia Farrow
  7. Me And The Washing Machine
  8. Inner City
  9. My Moon
  10. Inhabitants
  11. Teenage Parties End In Tears
  12. Train Melancholy Song
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