Saxon Shore - It Doesn’t Matter

2009 (Broken Factory)
post-rock, shoegaze

Formazione a cinque (Matt Doty, Oliver Chapoy, Stephen Roessner, Will Stichter, Matt Stone), con diversi cambi, Saxon Shore è una band strumentale nata nel 2001 da membri provenienti da Philadelphia, Pennsylvania e New York. L'ultimo lavoro, "It Doesn't Matter", segue di ben quattro anni il precedente "The Exquisite Death", ma fondamentalmente fallisce il loro programma di aggiornamento al nuovo post-rock.


L'"alba" Cocteau Twins-iana di "Nothing Changes", il "riscaldamento" autoreferenziale in andamento marziale di "Thanks for Being Away", e i droni dreamy che incorniciano gli arpeggi di piano di "Tweleven" in sé non fanno che biascicare ovvietà.

Hanno più senso se immaginati come preamboli al già più ispirato "Sustained Combustion", il meno sofisticato del lotto (e pure il più breve), imbastito da lustrini Grandaddy, tempo gaio e chitarra rutilante alla U2 (e pure armonie vocali fantasma). Gli è secondo di poco, per nitore contagioso post-punk, "Bar Clearing Good Times" (quasi degli Arcade Fire muti).
Gli ultimi brani riprendono le monotone esequie (tra i quali, la lunga "Goodnight, So Long" è la più drammaturgica).


Collezione spendacciona che ignora ostinatamente la voce (solo una stridula Caroline Lufkin in "This Place") come aiuto legante per la strumentazione, persa a ruminare incantata nei luoghi comuni del genere. David Fridmann, con i suoi suoni al limite del qualunquismo, è un produttore pericoloso.

Tracklist

  1. Nothing Changes
  2. Thanks for Being Away
  3. Tweleven
  4. This Place
  5. Sustained Combustion
  6. Bar Clearing Good Times
  7. What Keeps Us Up
  8. Small Steps
  9. Tokyo 4:12 a.m.
  10. Goodnight, So Long

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