Aidoru

Songs Canzoni Landscapes Paesaggi

2010 (Trovarobato) | post-rock, avantgarde

L’Aidoru Associazione nasce nel 2001 (e segue la prima esperienza dei quattro a nome Konfettura) con l’intento di accompagnare musica e teatro di ricerca, performance art e produzioni audiovisive e multimediali (notevole la collaborazione col Teatro Valdoca di Cesenatico). L’interdisciplinarietà non ha mai abbandonato il quartetto romagnolo - Dario Giovannini, Diego Sapignoli, Michele Bertoni e Mirko Abbondanza - che proprio in joint-venuture col Teatro Valdoca (con le partecipazioni di Mariangela Gualtieri e John DeLeo) realizza, nel 2004, il suo primo album ufficiale per Snowdonia, “13 Piccoli Singoli Radiofonici”.
Nuove collaborazioni musicali (tra cui l’interpretazione del “Tierkreis” di Stockhausen), extra-musicali, e nuove uscite minori (“Nuove Buone Nuove”, solo via download digitale), preludono a “Songs Canzoni Landscapes Paesaggi”, prodotto stavolta da un’altra etichetta attenta alle realtà italiche più interessanti, la Trovarobato.

Il parallelo d’obbligo con i “13 Singoli” si fa sentire fino a un certo punto, giacché il nuovo album è pervaso da una schizofrenia che sembra sottintendere una misteriosa transizione stilistica.
Le prime undici “Songs” offrono una quantità esosa di stimoli e spunti non sviluppati, un mosaico senza collante, una collezione di epigrammi senza tema. Dopo un minuto scarso di batteria e live electronics (“Stereo”), emerge subito il drone-rock celestiale su battito scandito e cadenza metallica di “Loopwalking” (e la sua brutta copia di “Interludio”). “Modale”, ma soprattutto “Albert None” (un omaggio al funk pilotato da toni da avant-prog scientifico) fanno emergere i debiti con i Tortoise. “Arcosanti” è ginnastica r’n’b che manda in loop a vuoto il giro ritmico di “You Can’t Hurry Love” delle Supremes, si sfilaccia in note sostenute cosmiche e quindi riprende come una jam cacofonica dei Crazy Horse a basso volume.
“Ritratto delle correnti” è il picco quantistico dei loro studi, una reazione chimica tra dinamica (armonia in aumento di temperatura colore) e velocità (ritmo in instabile accelerando-decelerando), e uno dei brani con cui il post-rock italico continua a essere significativo.

Gli ultimi sei “Landscapes” non sono meno fantasiosi; sono anzi vere eresie enigmatiche. “Interno” assona rantoli organici in un rovistio concreto. “110 (Frames)” associa tonfi sordi a glaciazioni glitch, su distorsione minacciosa casuale. “Di notte” è un duetto tra una chitarra con eco e un glockenspiel rarefatto, sopra una corale di accordion; “Reportage 03” intona vocalizzi sciamanici su di un tappeto di trilli irregolari di piano, e così via.

Miniaturistico ciclo di pezzi con un che di bonsai (il loro più riuscito in termini di filologia orientale, quell’"aidoru" che in giapponese sta per “idolo”); una provvisorietà ben confezionata o una raccolta di scarti di un album mai uscito. Non è una scelta, è una convivenza simbiotica. Nuovi cameo: Paolo Aralla ai live electronics e il plenum degli attori del Teatro Valdoca agli “objects” in “110 (Frames)”.

(11/07/2010)

  • Tracklist
  1. Stereo
  2. Reportage 01
  3. Loopwalking
  4. Interludio
  5. Albert None
  6. Arcosanti
  7. Modale
  8. Meno
  9. Ritratto delle correnti
  10. Pomeriggio n. 1
  11. KQK
  12. Interno
  13. 110 (Frames)
  14. Di notte
  15. Reportage 03
  16. Marcia finale
  17. Note/Epilogo
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