Black Crowes

Croweology

2010 (Silver Arrow) | southern rock, unplugged

Non è la prima volta che i Black Crowes annunciano di volersi ritirare dalle scene, mossa che spesso corrisponde ad un furbo stratagemma per fare cassa: basta annunciare l'ultimo disco o l'ultimo tour per attirare stuoli di fan adoranti al capezzale del dinosauro in fin di vita.

La mossa dei fratelli Chris e Rich Robinson ci coglie però di sorpresa per almeno due motivi: innanzitutto perché era stata già messa in campo nel 2002, all'indomani della pubblicazione di quel vistoso passo falso intitolato "Lions", e poi perché la decisione avviene dopo due album che avevano evidenziato l'eccellente stato di salute della band.

"Warpaint" del 2008 e "Before The Frost...Until The Freeze" dell'anno successivo, furono in effetti salutati molto positivamente dalla critica, e lasciavano presagire una ancor più longeva carriera per il combo americano, l'unico davvero in grado di riportare in voga i grandi suoni del Southern Rock.

 

Alla luce di tutto ciò, ci sentiamo di interpretare la decisione più come un momento di pausa che come un addio definitivo, anche perché ci dispiacerebbe veder suggellare un importante percorso artistico con un disco per certi versi sommesso.

"Croweology", il quale giunge in corrispondenza del venticinquennale della band di Atlanta, ha indubbiamente molti pregi, come quello di dare una nuova lettura a molte composizioni, oppure di rivalorizzare alcuni brani rimasti un po' in ombra, concedendo loro una seconda possibilità.

Ma la scelta di dar vita a un doppio album acustico fa emergere lo spirito di una band più prossima alla pensione che a tenere accesso il sacro fuoco Southern.

Nulla da eccepire sulle capacità tecniche del gruppo, ma riproporre venti pezzi in salsa quasi esclusivamente unplugged rende il lavoro un tantino piatto e ripetitivo, con parecchie inevitabili parentesi piuttosto lente ("She Talks To Angels", la prima parte di "Thorn In My Pride", "Girl From A Pawnshop", la conclusiva "Bad Luck Blue Eyes Goodbye").

 

Magari le prime tre canzoni posso anche risultare parecchio piacevoli, ma poi la ripetitività si impossessa della scena, accompagnata da qualche lungaggine di troppo, vedi "Ballad In Urgency" e "Wiser Time", che arrivano a lambire i dieci minuti.

Così ci sentiamo di apprezzare soprattutto le tracce che mantengono un ritmo più sostenuto, come nel caso dell'indimenticabile hit "Remedy", o dei festosi uptempo blues "Hotel Illness" e "Downtown Money Waster".

Le fragranze soul di "Soul Singing", gli aromi spagnoleggianti di "Non Fiction", i briosi richiami gospel di "Morning Son", l'armonica killer di "Good Friday", la smisurata eleganza di "She" e di "Cold Boy Smile" (che i fratelli Robinson incisero senza il resto della formazione) contribuiscono a speziare una raccolta che altrimenti rischierebbe di scivolare in una struggente noiosità, (discorso che ovviamente non vale qualora foste dei maniaci completisti del gruppo).

 

"Croweology" non è un greatest hits e neppure un live unplugged, bensì il risultato di cinque giorni di registrazioni in presa diretta eseguite nei Sunset Sound Studios di Los Angeles, attraverso le quali la band ha revisionato venti canzoni del proprio repertorio meno recente.

L'idea per la struttura del disco fu successiva ad una doppia esibizione acustica tenuta alla Town Hall di New York nel 2008.

La pubblicazione di "Croweology" è accompagnata da un tour di quattro mesi che si concluderà con sei date al Fillmore di San Francisco; lo spettacolo sarà diviso in due parti, una acustica di novanta minuti, l'altra elettrica della medesima durata.

Poi tutti a casa con moglie e figli, oppure diretti a far decollare qualche nuovo progetto musicale.

 

Sono certo che in pochi vent'anni fa, dopo aver ascoltato il travolgente esordio "Shake Your Money Maker" (quando i Black Crowes erano fra i pochi a rivaleggiare con il grunge allora imperante), avrebbero presagito di trovare i signori Robinson pronti a sfornare tre dischi in tre anni due decenni più tardi.

Ma se considererete "Croweology" il vostro disco preferito di questa mirabolante band (stesso discorso vale per chi scelse come preferiti delle discografie di Nirvana e Alice In Chains i rispettivi "Unplugged") probabilmente non amate davvero il rock, ma preferite suoni più addomesticati.

Se invece continuate a cercare lo spirito sanguigno di questa musica, andatevi a ripescare "Live At The Greek" (anno 2000): fu in quell'occasione che i Black Crowes dimostrarono a tutto il mondo di essere i più attendibili continuatori dell'operato dei Led Zeppelin.

(04/11/2010)

  • Tracklist

Cd 1:

  1. Jealous Again
  2. Share The Ride
  3. Remedy
  4. Non-Fiction
  5. Hotel Illness
  6. Soul Singing
  7. Ballad In Urgency
  8. Wiser Time
  9. Cold Boy Smile
  10. Under A Mountain

 

Cd 2:

  1. She Talks To Angels
  2. Morning Song
  3. Downtown Money Waster
  4. Good Friday
  5. Thorn In My Pride
  6. Welcome To The Good Times
  7. Girl From A Pawnshop
  8. Sister Luck
  9. She
  10. Bad Luck Blue Eyes Goodbye
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