Floored By Four

Floored By Four

2010 (Chimera) | alt-rock, funk-jazz, psichedelia

Diavolo d'un Mike Watt. Ti aspetteresti che uno come lui, a cinquantatré anni suonati, dopo una carriera trascorsa a distruggere le convenzioni di genere prima in sella ai Minutemen poi con i fIREHOSE e i Banyan, e infine da solista (ma non dimentichiamo le collaborazioni con Porno For Pyros e soprattutto Stooges, della cui rinata line-up fa tutt'ora parte), se ne stia seduto sugli allori, a godersi i frutti di una carriera straordinaria, che l'ha imposto come una delle voci più originali della scena post-punk/alternative. E invece no. Perché Watt è uno spirito indomito, un Ulisse postmoderno, sempre alla ricerca di nuove frontiere da esplorare, di nuove terre da raggiungere, di nuovi confini da superare.

E così, il nostro ha chiamato alla sua corte Nels Cline (chitarrista dei Wilco), Yuka Hona (tastierista delle Cibo Matto) e Douglas "Dougie" Bowne (batterista, già in tour con Iggy Pop e John Cale) e ha messo in piedi i Floored By Four, desideroso di incanalare la propria inesauribile vis creativa in una nuova direzione. Guai, però, a considerare la band solo ed esclusivamente come un mezzo per consentire un solipsistico esercizio di egocentrismo musicale da parte di Watt: è vero che il bassista di Portsmouth, Virginia, è l'autore delle quattro tracce che compongono il disco, nonché l'indiscusso regista dell'intera operazione, ma è altrettanto vero che la sua debordante personalità si amalgama alla perfezione con quella degli altri tre musicisti, ai quali viene lasciato pari spazio espressivo. Dunque, questi Floored By Floor vanno considerati una band a tutti gli effetti, non un semplice progetto parallelo.

 

Il risultato di questo incontro di esperienze e stili diversi è un lavoro che fa del sincretismo sonoro la sua ragion d'essere. Funk, jazz, elettronica, rock, prog e psichedelia si fondono in un murales sonoro a base di colori accesi e forme aspre e irregolari, eppure ugualmente percorso da un notevole senso di armonia e di equilibrio. Le partiture, per quanto contraddistinte da strutture articolate, che fagocitano "segni" musicali di ogni tipo, non sfociano mai nel guazzabuglio anarcoide, grazie alla mano saggia di Watt, demiurgo che detta con saggezza i tempi di funzionamento del complesso marchingegno sonoro messo in piedi, senza mai perdere di vista il sincronismo dei vari componenti. Questo, però, non significa che "Floored By Four" sia un freddo esercizio di stile. Tutt'altro: in questo disco ci sono passione ed energia, muscoli e sudore. Solo, l'impulso creativo è mediato dall'azione ordinatrice di un genio compositivo (Watt), che dall'alto osserva e dirige il caos, dandogli una forma, una direzione.

 

L'atipico ensemble messo insieme dall'ex Minutemen, insomma, gioca con i generi con cognizione di causa. Le quattro tracce che compongono il lavoro (ciascuna delle quali ha, come titolo, il nome di uno dei musicisti) rappresentano altrettante esplorazioni delle possibilità di ibridazione tra linguaggi apparentemente distanti. In "Nels" (quasi dieci minuti di durata), un funk-jazz-rock dall'andamento ipnotico e minimalista precipita in un gorgo di terribili deflagrazioni rumoriste di stampo free-noise, con la chitarra di Cline che partecipa all'orgia sonora, dispensando rasoiate isteriche a destra e a manca. "Yuka", dal canto suo, si apre con un soundscape dominato dalle tastiere minacciose della Hona per poi lanciarsi in un possente incrocio tra hard-rock, progressive e psichedelia sixties; l'approccio free del quartetto si manifesta, stavolta, in un intermezzo cacofonico a metà brano. La chiusura, invece, è affidata a una scheggia di hard-rock supersonico.   

"Watt", con i suoi quattro minuti circa, è la traccia più breve della raccolta (dimostrazione ulteriore dello spirito egualitario con cui l'ex Minutemen ha condotto il progetto) e sfodera una melodia surf di stampo sixties, impreziosita dalle coloriture dell'organo e dalla chitarra ruvida e incisiva di Cline, che danzano su una sezione ritmica dominata dal basso tipicamente "rotondo" del leader, sempre propenso a inflessioni jazz e funk; sul finale, il pezzo si accende di cacofonie free. "Dougie" (oltre diciannove minuti) è il brano più complesso della raccolta, una minacciosa e sinistra danza tribale dall'andamento minimalista, contraddistinta dalle cupe pulsazioni di Bowne (che si dimostra batterista dotato), su cui si innestano gli interventi di una sei corde ora sinuosa e ora graffiante, deliqui space, tastiere acide, rumorismi sintetici e sfumature arabeggianti.

 

Con questo pezzo si chiude il disco, un lavoro stupefacente per costruzione, fascino ed esecuzione. Resta un solo rammarico, ovvero che l'album in questione, stando alle parole di Watt, sarà anche l'unico pubblicato dai Floored By Four. Peccato: sarebbe stato interessante vedere dove il proteiforme genio di Portsmouth avrebbe potuto condurre questa bizzarra creatura. Siamo certi, però, che il nostro stia già lavorando a qualcos'altro. Uno come lui non è proprio il tipo che si prenda una pausa o si fermi un attimo per tirare il fiato. Diavolo d'un Mike Watt!

(19/12/2010)

  • Tracklist
  1. Nels
  2. Yuka
  3. Watt
  4. Dougie
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