Jang Senato

Jang Senato

2010 (Autoprodotto) | alt-pop

È un disco che sembrava non dover arrivare mai. Gli Jang Senato suonavano in giro per l'Italia, vincevano premi, stuzzicavano gli animi degli addetti ai lavori col loro minimal pop d'autore, ma il disco non lo facevano. Oggi, a distanza di tre anni dagli esordi al City Music Lab di Bologna, eccolo qua. Un album autoprodotto a cui toccherà combattere ancora un po' con le pastoie della distribuzione. Un album pieno di canzoni, quindici, che riesce nell'impresa di non svilire le loro capacità compositive e il loro gusto per l'eccezione anche sulla lunga distanza. Non era così scontato. Meglio così.

Gli Jang Senato sono una delle entità nate dalle ceneri dei Daunbailò, band stralunata ed esplosiva di patchanka alla romagnola che intorno alla metà del decennio scorso durò il tempo di un peraltro notevole album. Eredi degni, alla pari degli Ex di Valerio Corzani (Mau Mau, Mazapegul), che dei Daunbailò era l'eminenza grigia. Oggi la pagina è voltata del tutto, anche se certe sonorità restano impresse, per forza, nel loro Dna. Oggi, che finalmente hanno un disco in cui specchiarsi, gli Jang Senato possono davvero dirsi una band fatta e finita. Questo specchio rimanda l'immagine di un collettivo affiatato, talentuoso, e con le idee chiare.

Grosso modo la metà dei brani contenuti nel disco, che si chiama come loro, "Jang Senato" e niente più, li conoscevamo già. Sono quelli suonati dal vivo, quelli in rotazione nel loro myspace, giusto con qualche sfumatura in più aggiunta qua e là. Conoscevamo "La bomba nucleare", ad esempio, dolce ninna nanna sincopata che starebbe bene in un disco di Dente, se a Dente piacesse riempire le sue canzoni di effetti vari e suoni non convenzionali. Conoscevamo anche meglio "Respirare", gioiello pop in cui live dopo live si è concentrata la summa dello Jang Senato-pensiero: ritmo e melodie orecchiabili, testi leggeri ma intelligenti. E poi "Lamericano", ironia ed energia allo stato puro, probabilmente l'episodio in cui le influenze dei Daunbailò sono più palpabili. "I tempi buoni" è quasi uno scanzonato rock steady, tra il Silvestri di "Pozzo dei desideri" e i Sublime più all'acqua di rose, mentre la elliotsmithiana "Un tempo" è un altro dei vecchi cavalli da battaglia, con la solita donna che fa penare, evocata e rimpianta ma senza mai perdere la voglia di ridersi, amaramente, addosso.

L'inizio, insomma, è tosto, la voce densa di Davide "Gulma" Gulmanelli dà sostanza a un tappeto sonoro le cui trame si intrecciano costantemente sulle note più acute, il ritmo sale e scende, come le scale sparate dalla chitarra di Alfredo Nuti in "Lamericano". Una specie di manifesto del Jangsenatismo: questi siamo noi, ed ecco quello che ci riesce meglio fare. "Io e te", dopo i rumori di fondo di "Dish", si muove sullo stesso binario di "Respirare", con un ritornello arioso e una struttura molto sixties, tonda tonda, facile facile ma efficace. Quindi c'è la breve e romantica "Agata", ballata lieve tutta chitarrine e carillon, che richiama un po' il vecchio De Gregori di "Chissà dove sei". E sembra una citazione degregoriana, ma forse è solo un caso, anche il verso iniziale di "Ragazzo pulito" ("Sono un ragazzo pulito, dici che ho le orecchie piene di sapone"), frizzante parabola di un giovanotto dei giorni nostri che sogna Maria De Filippi e il Grande Fratello prima di ravvedersi grazie, vivaddio, a un amore semplice e grande. Poi i mid-tempo spensierati di "La coperta" e "B-Boy", le movimentate rivendicazioni di disagio esistenzial-sociale di "Factotum", l'altro frammento minimale che è "Gli amanti nuovi". "Luoghi comuni" è esattamente quel che dichiara di essere fin dal titolo, ovvero una carrellata di banalità e frasi fatte, che a un certo punto spalanca un refrain ripieno di suoni e malinconica voglia di rivalsa. Si chiude con la ballatona, of course: "Meno di un treno", ironica e romantica come non potrebbe essere altrimenti, swing e polvere di stelle.

Era un esame di maturità, questo disco. Per la scrittura di Gulma, per le scelte negli arrangiamenti, in definitiva per capire da che parte avevano intenzione di andare, questi Jang Senato. Ebbene, l'esame è superato. La Romagna è una terra fertile per la canzonetta, e i cinque senatori vengono da un solco della tradizione che hanno voluto allargare, insozzare ben bene e deviare. Con qualche espediente narrativo in più e qualche rinuncia in scaletta, quest'esame sarebbe superato a pieni voti, ma anche così ci andiamo davvero vicini. Gli Jang Senato, coi loro pezzi ricercati e compatti, hanno un grande potenziale pop, e sarebbe imperdonabile se non riuscissero a sprigionarlo completamente.

(28/06/2010)

  • Tracklist

1. La bomba nucleare

2. Respirare

3. Lamericano

4. Tempi buoni

5. Un tempo

6. Dish

7. Io e te

8. Agata

9. Ragazzo pulito

10. La coperta

11. Factotum

12. B-Boy

13. Gli amanti nuovi

14. Luoghi comuni

15. Meno di un treno

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