Mau Mau

Dea

2006 (Mescal) | world, afro-cuban

Mau Mau (dal nome del movimento indipendentista keniota sorto nel 1948, ndr ) è il progetto post-Loschi Dezi di Luca Morino, Fabio Barovero e Bienvenu Nsongan, con base a Torino. Con i loro album (a partire dallo storico “Sauta Rabel”, 1992, preceduto dal mini “Soma la Macia”, fino ad arrivare alla raccolta “Marasma General” del 2001), il combo ha progressivamente consolidato e rifinito il loro posizionamento, già peraltro molto chiaro fin dagli esordi, all’interno del rock italiano. Tra intenti programmatici, progetti musicali ed extra-musicali (notevole l’impegno cinematografico e letterario del frontman Morino, oltre alle parallele Banda Ionica e Banda Maulera), e contaminazioni artistico-culturali, il patchanka dei Mau Mau approda a “Dea”.

Ormai espunte in via definitiva le intromissioni dialettali, Morino e compagnia si danno con cognizione di causa ai richiami etno-cubani (“Dea”), alle fisarmoniche folk-minimaliste di Tiersen e ai fiati spavaldi Bregovic-iani (“Mia macchina Mercedes” e “Il treno del sole”), alle serenate sornione di Conte (“Cartoline”), gli attacchi ritmici brazil (“Cannibal”), fino al posse-rock dubedelico Shaggy-oriented (“La casa brucia”). Tutto in ordine, tutto orientato alla ballabilità da festival estivo, pure rifinito da qualche tocco d’elettronica in post-produzione: vedasi l’inciso di fisarmonica dell’ incipit di “Da qui ai Caraibi”, o la stessa “Cannibal”, o le tastiere lounge di “Can anrabià”, o le sparute rielaborazioni della conclusiva “Bentornata nel campo” su base bossa-dub e misture Manu Chao/Africa Unite.

Quello che non funziona è l’atmosfera facilona, vogliosa di furbeschi stornelli ultra-sempliciotti, o il canto di Morino, che adesso pare un robot impostato senza ritorno sul melodioso (noioso) declamato ritmico-meccanico. Il punto a favore dei dischi precedenti qui diventa tarlo, movente del potenziale crollo verticale. A sanare il dislivello c’è un intruso che contraddice lo spirito di questi sbadati Re Mida: la tecnologia. In “La casa brucia” va in scena il fregolismo sbracato di Don Rico e Terron Fabio (Sud Sound System), e in “Can anrabià” c’è il supporto del freestyler latino-americano Calixto.

(24/06/2006)

  • Tracklist
  1. Da qui ai Caraibi
  2. Dea
  3. Il treno del sole
  4. Mia macchina Mercedes
  5. Cartoline
  6. Cannibal
  7. Souvenir de Tulum
  8. Qualcuno verrà da te
  9. La casa brucia
  10. Can anrabià
  11. Bentornata nel campo
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