GRACIE ABRAMS - Daughter From Hell

2026 (Interscope)
chamber pop, indie-folk

Se hai composto una quindicina di canzoni mediamente introspettive, hai intenzione di registrarle e vuoi che suonino come un disco dei National, non devi fare altro che chiamare Aaron Dessner, e il risultato finale sarà senz’altro molto buono (anche se un filino ripetitivo). Fra l’altro Dessner porta spesso a rimorchio qualche amico o parente, tipo Bon Iver, Marcus Mumford, oppure il fratello Bryce, esattamente come accade nel nuovo album firmato da Gracie Abrams. Questa volta Taylor Swift non c’è, ma soltanto perché era già stata coinvolta nel lavoro precedente, quando le due cantautrici americane incisero insieme “us.”, e la Abrams venne scelta per aprire numerose date del pirotecnico Eras Tour. “Daughter From Hell” non è la prima collaborazione fra Adams e Dessner, che lo hanno scritto e prodotto a quattro mani (con pochi ulteriori contributi), ma rispetto ai progetti precedenti (il best seller “The Secret Of Us”, il precedente “Good Riddance” e gran parte di “This Is What It Feels Like”) la sensazione è che stavolta Gracie abbia davvero compiuto il definitivo salto di qualità.

Dentro le sedici tracce incluse ci sono testi riflessivi e melodie umbratili guidate ora dalle chitarre acustiche (“Death Wish”, le struggenti “Good Reason” e “Sober”), ora dal piano (“The Knife”, la più upbeat “Men Like You”, “Broke My Heart”, “Mews”), la consueta riverenza nei confronti della Swift (ascoltate ad esempio “Minibar”, che cerca di alzare il ritmo per lo spazio di un paio di minuti) ed evidenti prossimità – non certo inedite – con Olivia Rodrigo (“Look At My Life”) e Lorde (“Hit The Wall”). A spezzare il ritmo provvedono anzi tutto la title track, stand out dell’album costruito su semplici giri di chitarra elettrica (elettricità, finalmente, anche se l’atmosfera resta sempre piuttosto dimessa) ed alcuni emozionanti crescendo sui quali la Abrams è brava ad arrampicarsi con la voce, creando situazioni da perfetta whispering pop song (il finale di “Humming” ne è un rilevante esempio). Il tocco di Dessner, qualsiasi strumento si trovi a suonare, è come al solito evidentissimo, anche se lascia lungo la strada un paio di momenti oggettivamente trascurabili (“Imaginary Friend”, “Afflictions”). Bon Iver è dentro “Broke My Heart” e “Humming”, Marcus Mumford con “What If It’s Right?” ricambia la presenza di Gracie su ”Badlands” (dal recente “Prizefighter”).

Pur restando la doppietta “Folklore” / “Evermore” il progetto al quale continua con forza ad ispirarsi, con “Daughter From Hell” Gracie Abrams realizza un nuovo capitolo di indie-folk dal taglio intimo e confessionale che, accanto al consueto minimalismo acustico, affianca il (riuscito) tentativo di affinare e ampliare il proprio linguaggio artistico, esplorando territori sonori più espansivi e stratificati, spesso sorretti da arrangiamenti d’archi più complessi. Si percepisce la volontà di spingersi oltre il concetto di “bedroom pop” per abbracciare un indie-(pop)-folk più maturo, capace di riempire tanto la dimensione intima dell’ascolto in cameretta quanto quella dei palasport. Un’esplorazione senza filtri che inizia a definire in maniera compiuta la complessa transizione verso l’età adulta della cantautrice, sdoganandosi da qualsiasi ingombrante confronto per iniziare ad essere soltanto sé stessa, con tutta la propria vulnerabilità.

23/07/2026

Tracklist

  1. 1. Hit The Wall
  2. 2. Death Wish
  3. 3. The Knife
  4. 4. Daughter From Hell
  5. 5. Look At My Life
  6. 6. Good Reason
  7. 7. Men Like You
  8. 8. Sober
  9. 9. Broke My Heart
  10. 10. Mews
  11. 11. Minibar
  12. 12. Imaginary Friend
  13. 13. Afflictions
  14. 14. Humming
  15. 15. What If It's Right? (feat. Marcus Mumford)
  16. 16. Cold Goodbyes

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