Capita sovente di definire un album come autobiografico. Nel caso del nuovo lavoro dei Dexys Midnight Runners (da notare il recupero dell’intera denominazione originale negli ultimi tempi ridotta a Dexys), non si tratta di un semplice escamotage interpretativo, ma di un necessario punto di partenza per descrivere la genesi di “Love”, un disco che Kevin Rowland ha indicato come l’ultimo capitolo della band irlandese.
L’autobiografia di Rowland pubblicata nel 2025, “Bless Me Father”, è stata accolta con critiche molto positive in Inghilterra, nonostante le intenzioni iniziali fossero ben diverse. Anche le canzoni di “Love” affrontano il difficile rapporto del musicista con il padre, consolidando lo spirito narrativo dell’album.
Dopotutto, il ritorno dei Dexys è stato scandito da opere altrettanto autobiografiche. “One Day I’m Going To Soar” ha contrassegnato la rinascita di Rowland dopo anni di dipendenza dalle droghe, “The Feminine Divine” ha esplorato il complesso rapporto con la sessualità e tocca dunque a “Love” concentrare l’attenzione sui sentimenti più intimi.
Amore e morte sono il filo conduttore di un racconto elegante e passionale in cui ricordi e speranza si fondono. Seppur rinunciando alla grinta degli esordi, l’album riesce a toccare le corde più profonde dell’ascoltatore. Il produttore David Holmes ha intelligentemente abbandonato le sonorità elettro-pop del disco precedente. Al loro posto subentra una più organica sezione di archi, capace di evocare la stagione d’oro del Philly sound e del northern soul in “It’s Over Now”, ma anche la magniloquenza della musica disco e della Love Unlimited Orchestra in “You’ve Got The Love”.
La vera novità è però la discesa nei meandri del jazz con la splendida cover di “Strange Feelin'” di Tim Buckley, affrontata da Rowland con il massimo rispetto e un arrangiamento da jam session soul-jazz.
“Love” è un disco comunque non esente da una certa discontinuità di scrittura. Le due parti di “My Life In England” sono più funzionali al racconto lirico che a quello musicale: emerge qui un tono confessionale, sorretto da cadenze da crooner che accompagnano la feroce invettiva contro i critici nella suadente “Old Love”, piccoli nei che restano funzionali a un progetto che mette a nudo la complessa e fragile figura dell’autore.
Una delle qualità più apprezzabili di Kevin Rowland infatti è sempre stata la sua impermeabilità emotiva di fronte alle avversità incontrate in una lunga carriera. Basti ricordare le feroci polemiche causate dalla copertina del suo disco solista “My Beauty”. Proprio questa inossidabile caparbietà espressiva è la forza che anima “Love”. La si percepisce chiaramente nella melodia semplice e toccante di “Once A Man, Twice A Child”, interpretata con un timbro potente eppur segnato dal tempo, e nella malinconica ed evocativa ballata soul “I Want To Be Holding You Next Christmas”.
Per quanto indicato come l’atto finale dei Dexys, “Love” lascia aperte molte porte per il futuro. Quel che è certo è che l’album rappresenta un inatteso colpo di coda per un musicista che ha disorientato più volte pubblico e critica con opere controverse, spesso riabilitate dal tempo. Kevin Rowland incarna quel mix di genio e sregolatezza che tiene la musica rock lontana dalla noia e dalla prevedibilità: che Dio lo benedica.
11/09/2026