TAYLOR DEUPREE, AROVANE - Enth

2026 (Laaps)
elettroacustica

Taylor Deupree è una delle più vicine personificazioni del concetto di “opera mondo”; ha interessi babelici che porta avanti tutti insieme usando i più dispersi linguaggi. Si potrebbe dire coltivi la perduta arte della conversazione, grazie alla quale, con un numero spropositato di artisti (da Ryuichi Sakamoto a Stephan Mathieu, da Richard Chartier agli Eisi da David Sylvian a Craig Tattersall per citarne alcuni) crea pidgin e lingue franche da incidere su disco.
Con Uwe Zahn (aka Arovane) condivide il terzo stadio della triade arbasiniana, entrambi venerabili maestri reduci dalla rivoluzione elettronica, e una curiosità esistenziale per quella che definiscono “music technology”. Ci hanno messo decadi a trovarsi intorno a un progetto comune, e quando ci sono riusciti, manipolando tutte le possibilità di un vecchio sintetizzatore, il risultato è stato “Skal_Ghost” (12k, 2022), un rilievo verticale e profondo di un sedimento sonoro ricco e complesso; un più materico Harold Budd che nella sovrapposizione di texture, campionamenti e manipolazioni elettroacustiche crea eterogenei ambienti in costante magmatica attività. 

“Enth” si propone come secondo capitolo di quel fortunato incontro, ma abbraccia il bisogno di Deupree all’ondivago e ne cambia strumenti, atmosfere, esiti e ruoli. Arovane porta con sé sintetizzatori, pedali, comparto elettronico e una nutrita collezione di field recording; Deupree invece si limita a esplorare le possibilità della chitarra e del missaggio. Il risultato è un lavoro meno stratificato ed esuberante del precedente, più concentrato sui riflessi e sulle increspature sul pelo dell’acqua che alla vita segreta dei fondali. I loop sono centellinati, per prediligere un’abbottonata varietà.
Così mentre “Terr” sfrutta glitch vellutati, fluttuanti nelle pulsazioni dei synth, “Lake” deteriora la melodia della chitarra in delay lo-fi sotto una pioggia di elettronica e suoni naturali. “Gaun” sostiene gli accordi con pad sabbiosi e melanconici che in “Fas” si incupiscono, in una rarefatta atmosfera di notte e pericolo.
Con la sua circospetta nostalgia, “Enth” accompagna le allungate note di chitarra tra granulari scosse di elettronica, che in “Fiji”, rischiarate da un’atmosfera più distesa e luminosa, friggono fino a fondersi con i tremuli giochi dei synth. “Cabin” è il brano più ricco del disco, merito del massiccio uso di field recording e di texture ruvide e frantumate. Chiude “Fult” con il suo incedere dolce e malinconico; la chitarra contrappunta le isolate note di un piano, il tutto sostenuto da un loop ventoso, grezzo e rurale.

Se l’entusiasmo dei due è palpabile, così come il divertimento di condividersi, il secondo episodio, a noi ascoltatori, non tocca particolarmente, relegandoci a semplici osservatori di un’alchimia sì ben amalgamata, trovata e ben apparecchiata, ma che rimane un esercizio di stile, un palleggio poetico fra due che di riffa o di raffa, con maniera e esperienza, qualcosa sempre sono capaci di portare a casa – senza far cadere mai il pallone.

23/07/2026

Tracklist

  1. 1. Terr
  2. 2. Lake
  3. 3. Guan
  4. 4. Faas
  5. 5. Enth
  6. 6. Fiji
  7. 7. Cabin
  8. 8. Fult

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