Pond

Frond

2010 (A Hole In The Sky) | psych-rock

Il revival psichedelico di questi primi anni del nuovo millennio si arricchisce di un altro nome assai promettente, i Pond. Nata per volontà di Jay Wilson e Nick "Paisley Addams" Albrook, (rispettivamente batteria e basso di un'altra formidabile "macchina da guerra" lisergica, i Tame Impala, che solo pochi mesi fa hanno debuttato con l'ottimo "Innerspeaker"), la band australiana dimostra, con "Frond", come sia possibile recuperare sonorità del passato e riproporle in chiave personale, evitando pedisseque imitazioni o calligrafismi da sbadiglio.

 

Non è un'impresa facile. Ci vogliono talento, competenza e soprattutto una buona dose di coraggio. Ma forse sarebbe più corretto chiamarla "sfrontatezza". Perché misurarsi con l'eredità musicale dei tardi anni 60 è un'impresa da far tremare i polsi, e solo la sana sfacciataggine della gioventù può consentire di rovistare impunemente in quel variopinto bagaglio di "suoni & visioni" che è stata la scena musicale di quegli anni, maneggiandone i cocci dorati senza farsi male.

Mescolare le carte: è questo ciò che fanno i Pond. Nelle dieci tracce che compongono il loro album di debutto, gli australiani fondono con disinvoltura chitarre fuzzose, delicati arpeggi pianistici, synth acidi, drumming tribali, spunti sintetici, orchestrazioni romantiche e accenti latin, senza perdere mai la bussola e senza cedere a manierismi o ad autocompiacimenti da primi della classe.

 

Eppure, bravi lo sono sul serio. In "Torn Asunder", ad esempio, tratteggiano una superba litania space di stampo pinkfloydiano, condita da innesti pop-folk e da un maestoso crescendo. "Betty Davis (Will Come Down From The Heavens To Save Us)", dal canto suo, è un'indemoniata miscela di garage-rock e glam, con un intermezzo segnato da deliranti distorsioni chitarristiche. Nelle figure di piano dell'obliqua ballad psych "Sunlight Cardigan" riecheggia, invece, Elton John, mentre "Mother Nigeria" ibrida splendidamente, in una sorta di ossessivo e disperato cerimoniale tribale di invocazione, latin-rock e gospel. E se "Annie Orangetree" è un saltellante e ruvido pop-rock impreziosito dagli interventi di synth acidi, "Duck And Clover" sfodera chitarroni robusti e una litania dilatata da trance psichedelica.

In "Mussels Tonight", invece, si consuma una bizzarra e riuscitissima unione tra Ash Ra Tempel e Kraftwerk, con una stralunata melodia corale a far da collante tra le visioni cosmiche dei primi e la robotica disumanità dei secondi. La title track, posta a conclusione dell'album, è invece una superba ed evocativa nenia in crescendo, contrassegnata dal dialogo romantico tra pianoforte e archi.

 

Insomma, inserire "Fond" nel lettore cd e premere il tasto play è l'equivalente di un giro in uno sfrenato e variopinto luna-park, dove le ruote panoramiche fluttuano leggere nell'aria e le montagne russe si perdono in salite che bucano la coltre di nuvole sopra le nostre teste, per terminare chissà dove. Non volete fare il biglietto anche voi?

(30/11/2010)

  • Tracklist
  1. Betty Davis (Will Come Down From The Heavens To Save Us)
  2. Cloud City
  3. Torn Asunder
  4. Duck & Clover
  5. Sunlight Cardigan
  6. Annie Orangetree
  7. The Place Behind A Duck
  8. Mother Nigeria
  9. Mussels Tonight?

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