Superchunk

Majesty Shredding

2010 (Merge) | alt-rock

C'è una bella notizia e una cattiva notizia. La bella notizia è che è finalmente uscito "Majesty Shredding" dei Superchunk, disco che arriva nei negozi a distanza di nove anni dal suo predecessore e che in molti pensavano non sarebbe mai venuto alla luce. La brutta notizia è che, dal momento che del quartetto di Chapel Hill non si è sentito parlare per quasi un decennio, ora mi tocca spiegare a un mucchio di gente che non sa chi siano i Superchunk chi sono i Superchunk. I Superchunk sono gli Dei che hanno creato l'indie-rock. I Superchunk sono quelli per i quali le radio universitarie statunitensi nascevano come funghi. I Superchunk, con quella vocetta stridula, sono quelli hanno reso i perdenti dei vincenti. I Superchunk sono tra quelli che non si sono mai interessati delle mode che arrivano e passano, sono quelli che hanno costantemente affinato e rincorso il proprio suono che li ha resi facilmente identificabili. I Superchunk sono tra quelli che hanno sempre rifiutato di firmare con una major perché impensieriti dalla perdita di libera sperimentazione.

Otto dischi pubblicati tra il 1990 e il 2001 - uno più bello dell'altro - e poi un silenzio di nove anni, anni in cui il vocalist Mac McCaughan e la bassista Laura Ballance si sono concentrati nel loro ruolo di discografici, lanciando tra gli altri Spoon e Arcade Fire. Silenzio rotto in questi giorni da "Majesty Shredding".
Sempre scettica nei confronti di dischi sfornati da gruppi che se ne stanno zitti per un decennio (di solito l'approccio varia da: "Forse si sposa la figlia e devono pagare il banchetto" a: "Avranno il bagno da ristrutturare/il tetto da rifare", ma alla fine entrambe le ipotesi parano a: "Han bisogno di soldi e ci rifilano la marchetta."), alla fine rimango contenta di "Majesty Shredding" perché non ha uno smalto meno brillante o un piglio meno accattivante dei dischi che lo hanno preceduto ed è come se i Superchunk non si fossero mai eclissati. Anzi, probabilmente questo silenzio ha portato giovamento all'album perché in questo modo i brani sono condensati di perfezione, non ci sono passaggi superflui o tracce-tappabuchi.

La leggerezza nel prendere la vita, la voglia di saltellare e canticchiare come se il mondo non stesse andando a rotoli è il fil rouge di questo disco, in cui tutti i brani sono lì per il nostro piacere, per essere canticchiati con un sorriso e saltellati per la strada sotto gli occhi stupiti di grigi sconosciuti boriosi. Non per questo "Majesty Shredding" dev'essere considerato un album semplice e frivolo, che scorre via e poco lascia: è invece un disco in cui è chiaro che la sinergia del gruppo non è stata intaccata dal tempo e in cui le doti vocali di McCaughan sono più limpide e in un certo senso migliorate, più "misurate", come se stesse incanalando meglio le energie e le emozioni.

Insomma, il mondo in questi anni è cambiato, è stato stravolto, capovolto, rivoltato, andato in frantumi e si è rigenerato in maniere nuove e diverse, ma i Superchunk sono rimasti fedeli a loro stessi e il loro suono non è passato di moda né risulta datato.
E poi "Majesty Shredding" contiene "Fractures In Plaster", uno dei brani più riusciti e delicati che i Superchunk abbiamo mai inciso. ... Bella quasi quanto "Driveway To Driveway"? ... Mmmhhh.... Sì.

(10/10/2010)

  • Tracklist
  1. Digging For Something
  2. My Gap Feels Weird
  3. Rosemarie
  4. Crossed Wires
  5. Slow Drip
  6. Fractures In Plaster
  7. Learned To Surf
  8. Winter Games
  9. Rope Light
  10. Hot Tubes
  11. Everything At Once
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