Woods

At Echo Lake

2010 (Woodsist) | alt-folk, psych-pop

Se vi state chiedendo che aria si respiri tra il Big Sur e la baia di San Francisco di questi tempi, non mancate tale "At Echo Lake", ultimo lavoro degli estrosi Woods, sulle scene solamente dal 2005 ma già autori di un disco all'anno. Colori sgargianti si intersecano con scricchiolii metallici e vibrazioni ipogee, un paesaggio urbano soffocato da esplosioni di biomassa dalle forme imponenti: l'uomo è una figura piccola, il corpo infestato dagli insetti, una voce ovattata nell'aria irrespirabile per il calore. Pare quasi una figura del loro trasloco, sia fisico che ideale, da Brooklyn alla West Coast.
"At Echo Lake" è effettivamente un disco dalle molteplici suggestioni: si aprono scenari sia da scampagnata verso la spiaggia in decappottabile ammaccata ("Mornin' Time", "Blood Dries Darker", "Get Back"), che escursioni insieme favoleggianti e inquietanti nel bel mezzo di un'ipotetica giungla californiana, popolata di lontani strepiti di volatili ed echi indecifrabili ("Deep", "Pick Up", "Death Rattles").

Rispetto alle esperienze precedenti, dissonanti e anche claustrofobiche, i Woods sono riusciti a coniugare il loro spirito di ricerca lo-fi con un'immediatezza pop dalle tinte chiaramente wilsoniane, evitando le lungaggini e i vicoli ciechi in cui erano a volte incappati nel loro comunque interessante percorso, culminato l'anno scorso col fortunato "Songs Of Shame".  Le canzoni di "At Echo Lake" sono infatti frammenti condensati ma esaurienti, in cui sonorità affascinanti e riff orientaleggianti, à-la Fleet Foxes, puntano dritti al supporto di melodie limpide - il riverbero del lo-fi rende poi il tutto una sorta di one-take primitivista e inevitabilmente accattivante.

Si tratta inoltre di un lavoro a tratti piacevolmente spiazzante (si veda l'inquietante trambusto della mini-suite di "From The Horn" e il sinistro slo-core di "Death Rattles"), come a riprendere le sensazioni striscianti di un mondo sotterraneo, compresente e invisibile, già evocato nella loro carriera di foto di famiglia sottilmente disturbanti ("Woods Family Creeps", del 2008) e visioni fugaci di realtà alternative ("At Rear House", del 2007): il mondo che si intravede in "At Echo Lake" pare invece distaccarsi dall'incubo lynchiano e divenire perlopiù qualcosa di consolante, un giardino d'infanzia in cui le ossessioni stesse paiono tendere la mano (ad esempio nella coda della già citata "Death Rattles").

Pare insomma che la pioggia di lusinghe che ha investito negli ultimi anni la band, rievocazioni di Pavement e Flaming Lips, accostamenti a trend-setter come gli Animal Collective, e così via, abbia giovato al gruppo, che mostra in effetti una certa sicurezza, confermata da esibizioni live straripanti. Al di là della comprovata capacità evocativa della band, l'importante è che continuino a produrre, prima di tutto, "canzoni" vere e proprie: come hanno fatto in questo "At Echo Lake".

(22/05/2010)

  • Tracklist
1. Blood Dries Darker
2. Pick Up
3. Suffering Season
4. Time Fading Lines
5. From the Horn
6. Death Rattles
7. Mornin' Time
8. I Was Gone
9. Get Back
10. Deep
11. Til the Sun Rips
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