Albedo - Il male

2011 (Autoprodotto)
alt-rock

Incredibile quanto Milano entri nelle canzoni dei musicisti milanesi. Con Firenze e Bologna accade di rado, con Roma quasi mai. Milano invece permea di sé i lavori dei propri artisti, invadendoli spesso di un'aura tutt'altro che positiva e rassicurante.
Gli Albedo, quattro milanesi all'esordio su lunga distanza, arrivano a intitolare la propria opera "Il Male": una sorta di concept sulle vicissitudini della vita comune, fra precariato, complicati rapporti interpersonali, l'assoggettamento ai mass media imperanti, il soffocamento nel cemento dilagante della grande città, e il costante desiderio di essere altrove, specie se si è appena rientrati da un'indimenticabile vacanza, col suo aroma di libertà provvisoria. Temi che accomunano l'umanità dell'intera penisola italica, ma che sviluppati nella realtà quotidiana del capoluogo lombardo rendono il contesto ancora più cupo, di un grigiore quasi spaventoso. Questi argomenti vengono innestati su un apparato musicale dalle fortissime connotazioni rock, senza mai concedere spazio a inutili orpelli o futuristiche chincaglierie electro.

Rock indipendente nato in cantina e cresciuto con il sudore versato sugli strumenti, alla ricerca degli spiragli necessari a emergere verso la luce del sole. L'approccio è indie, e lo è nel vero senso della parola: gli Albedo sono infatti sprovvisti sia di casa discografica che di una distribuzione degna di questo nome e in grado di sostenerli per spiccare il grande salto. Per ora si punta sul passaparola e su una forsennata attività live, che inizia a dare i primi risultati concreti. Eppure "Il Male" è un disco sensazionale, che meriterebbe le attenzioni di strutture "importanti"; è quasi un piccolo miracolo, che purtroppo sono ancora troppo pochi a condividere.


Registrato a proprie spese presso gli studi Transilvania di Torino, "Il Male" evidenzia chiari riferimenti al circuito rock alternativo (Afterhours in primis, ma anche i Verdena meno chiassosi) e a certo guitar pop innamorato delle classifiche (provate a verificare quanto "Cemento e gelosia" possa essere considerato un Ligabue apocrifo). E ovviamente si sente l'influenza di grandi e piccoli fenomeni milanesi di culto, più (Grenouille) o meno (Ministri) recenti.
Nonostante questi inconfutabili rimandi, gli Albedo dimostrano di avere delle proprie specifiche caratteristiche. Nota di merito per il curatissimo packaging, con dieci fotografie, recanti il testo sul retro, che descrivono attraverso le immagini ciascuna traccia dell'album.


Il male oggi è ovunque, dentro e fuori di noi: esplorarlo insieme agli Albedo, fra arrembaggi sonici e brillanti ballad,  è un'esperienza che merita di essere segnalata a tutti coloro che solitamente sostengono la scena indipendente nazionale. "Il Male" servirà agli Albedo per trovare il giusto spiraglio; speriamo che presto possano avere i mezzi necessari per riuscire a raggiungere la luce.

Tracklist

  1. Da quando sono serio
  2. Per spargere il sale
  3. Questa mia pelle
  4. L'importanza di chiamarsi per nome
  5. Cemento e gelosia
  6. Le nostre distanze
  7. A farmi intervistare
  8. Come va a finire (tu lo sapevi)
  9. La faranno dormire
  10. Esistono ancora i pescatori?

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