Non tutti, dopo una sbornia, sentono il bisogno di raccontarne i dettagli, in particolare quelli più scatologici. In genere le cose che si fanno una volta perso il controllo non sono particolarmente memorabili; anzi, prima le si dimentica meglio è. Non sembrano essere d'accordo i Deer Tick, band folk-rock tra le più accreditate nel panorama americano, che questa volta tenta in tutti i modi di rovinare quanto di buono fatto finora (tra gli altri, il "
Black Dirt Sessions" dell'anno scorso), con un disco di arrogante caciara, di orgoglioso infantilismo ("We're full grown men, but we act like kids" si spingono a gridare nell'iniziale "The Bump"), forse ammiccando nostalgicamente a un tempo ormai andato, come testimoniano anche le loro comparsate da
tribute band dei
Nirvana.
Il tempo invece passa ed è passato, e se i Deer Tick pensano che pubblicare un disco di rock'n roll radiofonico sia la cosa giusta per riconquistare la freschezza perduta, sono lontani dall'obiettivo.