Duncan Sheik

Covers 80's

2011 (Red General Catalog) | pop

Baciato dal successo di "Barely Breathing", tratta dal suo album d'esordio del 1996, Duncan Sheik ha abilmente evitato i cliché del cantautorato moderno. Un gustoso insieme di elementi armonici retrò e una spiccata sensibilità per il lato romantico della new wave inglese da sempre sorreggono una carriera discreta ma in ogni caso interessante.

Le tentazioni sperimentali di album come "Phantom Moon" e "White Limousine" hanno bilanciato prove meno brillanti come "Humming" e "Daylight" e hanno evidenziato un talento più incline all'atmosfera che alla composizione pop-rock.
Non è un caso che Duncan Sheik si sia dedicato alle colonne sonore e ad opere letterarie-teatrali; il successo di critica e pubblico di "Whisper House" è il segnale evidente di una svolta nel mondo sonoro dell'artista americano.
Opera interlocutoria e molto delicata, il nuovo album "Covers 80's" è un racconto di sensazioni personali dove i ricordi si mutano in sensazioni.
Duncan Sheik rilegge brani più o meno noti, che hanno influenzato la sua adolescenza, in un'operazione priva di nostalgia ma traboccante di emozioni e rispetto, che evita toni roboanti e troppo incisivi.

Non è un album celebrativo, "Covers 80's". Anzi, spesso il tono minimalista degli arrangiamenti contrasta lo spirito e l'atmosfera delle canzoni.
Le sonorità che hanno caratterizzato "Whisper House" sono la base degli arrangiamenti per le dodici cover: xilofoni, harmonium, dulcimer, marimba, ukulele, banjo, glockenspiel, chitarre acustiche e pianoforte creano un equilibrio elettroacustico che impregna le stesure liriche dei brani di un fluido sonoro omogeneo. "Hold Me Now" dei Thompson Twins e "Shout" sono i due brani che evidenziano le poche lacune del progetto, nei quali le progressioni armoniche si stemperano e perdono in parte la loro forza comunicativa, anche se gli interventi vocali di Rachael Yamagata ridonano armonia e spessore.
Più consone allo spirito e all'humus dell'album "Kyoto Song" dei Cure e "Gentlemen Take Polaroids" dei Japan, due tracce oscure e meno note che sono brani cult per i fan delle due band, che sottolineano una scelta artistica non commemorativa, ma più malinconica e notturna.

Album da gustare in intimità, "Covers 80's" esclude band americane dalla rilettura e rivolge attenzione al patrimonio elettronico e romantico della new wave. I tempi ritmici sono modificati per ottenere un incastro tra le canzoni, che sembrano  a volte perdere fascino ("Stripped" "Love Vigilantes", "So Alive") o rinascere come araba fenice ("Stay", "What Is Love", "Life's What You Make It") per esplodere infine in un finale superlativo ("The Ghost In You").
Duncan Sheik, con "Covers 80's", non mira a raccogliere consensi tra i fan delle band rivisitate. Le sue passioni per un songwriting dimenticato sono il seme del progetto, che l'artista del New Jersey cura con fede e passione dando alle canzoni nuove vesti, che saranno apprezzate maggiormente da chi ha vissuto un'epoca comunque fondamentale per l'evoluzione della musica moderna.

(28/10/2011)

  • Tracklist
  1. Stripped (Depeche Mode)
  2. Hold Me Now (Thompson Twins)
  3. Love Vigilantes (New Order)
  4. Kyoto Song (The Cure)
  5. What Is Love? (Howard Jones)
  6. So Alive (Love & Rockets)
  7. Shout (Tears For Fears)
  8. Gentlemen Take Polaroids (Japan)
  9. Life's What You Make It (Talk Talk)
  10. William, It Was Really Nothing (Smiths)
  11. Stay (The Blue Nile)
  12. The Ghost In You (Psychedelic Furs)
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