Meredith Monk

Songs Of Ascension

2011 (Ecm) | minimalismo

Il cerchio è la forma scelta da Meredith Monk come immagine cardinale della sua nuova opera multimediale. Cerchi in continua mutazione vengono proiettati tutto intorno alla platea durante le performance, circolari sono le danze della Monk e in cerchio si muovono gli artisti coinvolti nel progetto, dall'ensemble vocale al quartetto d'archi.

In linea con gli ultimi lavori, anche in "Songs Of Ascension" Meredith Monk cerca di agganciare l'opera d'arte con significati più trascendentali: e quindi il cerchio come simbolo di perfezione, di unione con il divino. Di ascensione spirituale appunto.

 

Ma a ben vedere il cerchio è anche l'immagine che meglio rappresenta la materia strettamente sonora di "Songs Of Ascension".

Le ventuno tracce che compongono l'opera non sono, infatti, brani in senso ortodosso: non c'è una vera evoluzione interna, tutto piuttosto sembra scorrere come un unico flusso, ricco di rimandi e temi che ritornano. Anche quando le trame musicali si gonfiano, non raggiungono mai un apice definitivo, ma ritornano al punto di partenza.

Musicalmente il disco si presenta più ricco di strumenti rispetto a "Impermanence", ma più scarno nel risultato finale. È come se si assistesse a una sorta di contrapposizione tra la parte vocale e quella strumentale, se la prima intona canti religiosi ("Strand"), angosciati richiami notturni ("Mapping", "Cloud Code") oppure passaggi operistici ("Vow"), le interpretazioni del Reynolds String Quartet sono sempre ferme e severe, sia nei quattro ritratti stagionali (particolarmente suggestive "Autumn" e "Spring Variation") che nelle tesissime "Shift" e "Burn". Sul palco il confronto è addirittura fisico con il coro e i musicisti che in più occasioni si fronteggiano in piedi in due semicerchi gli uni di fronte agli altri.

 

Solo in chiusura le due parti sembrano finalmente congiungersi in maniera armoniosa: trattasi di "Ascent", ovvero l'ennesimo colpaccio messo a segno dalla Monk. Gli archi scorrono dolci, solo apparentemente statici, il coro si frantuma e ognuno sembra intonare il proprio motivo (mentre sul palco un altro gruppo di coristi appare simbolicamente in alto su un balcone).

Ma, come si diceva, è il cerchio l'immagine simbolo dell'album: il brano non culmina quindi in un finale netto e soddisfacente, si spegne invece lentamente tra i solitari commenti di un violino e un soprano che in chiusura continua l'aria del brano abbandonato da tutto il resto.

 

Il limite principale di "Songs Of Ascension" è forse quello di non riuscire a reggersi per tutta la sua durata sulla sola base musicale, suonando in più punti un po' troppo diluito, non potendo declinare sulla parte "visuale".

Resta comunque un altro passo significativo nel lunghissimo percorso artistico di Meredith Monk, l'unica interprete contemporanea che con indiscussa maestria ed eleganza è in grado di tradurre in musica le domande cruciali e più intime dell'anima.

(20/06/2011)

  • Tracklist
  1. Cluster 1
  2. Strand (Gathering)
  3. Winter Variation
  4. Cloud Code
  5. Shift
  6. Mapping
  7. Summer Variation
  8. Vow
  9. Cluster 2
  10. Falling
  11. Burn
  12. Strand (Inner Psalm)
  13. Autumn Variation
  14. Ledge Dance
  15. Traces
  16. Respite
  17. Mapping Continued
  18. Cluster 3
  19. Spring Variation
  20. Fathom
  21. Ascent
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