Avevo colpevolmente dimenticato il fascino della musica del
duo tedesco, un'elettronica evocativa e completa quella di Oliver Doerell and Stephan Wöhrmann. Poche variazioni tonali per una varietà di sfumature su pochi colori vividi e suggestivi,
loop elettronici che insieme ai ritmi graffiano accordi di piano che evocano la forza dell'orchestra.
È facile perdersi nelle semplici strutture armoniche di "Oktober",
ambient music sublime attraversata da frammenti
drone, ed è intrigante adagiarsi nel rumoroso silenzio di "Eins", dove ogni fruscio si trasmuta in suono.
Sono piccole tracce di furia ritmica quelle che fanno rotolare le note di "Sans Pau" verso un torrente lirico ipnotico e fluente.
È una sequenza notevole di invenzioni armoniche ricche di magia che raggiunge il nadir in "Largo", dove organo, basso, batteria e incursioni sonore stranianti, gravano sul complesso insieme di note di piano, trasmutando il tutto verso un affresco sonoro che scivola nel delirio.
Doerell and Wöhrmann proseguono nella loro ascesa creativa, senza mai corrompere la forza dell'insieme, strumenti che come piccole particelle di polvere danno vita a nuove fonti creative.
Le flebili incursioni vocali in "Insel", il minimalismo via Glass-Reich della impetuosa "I Am Here", il canto degli uccellini che sfiora le tenui note di "Intro 2" sono decori mai invadenti di un raffinato paesaggio sonoro, che ancora una volta definisce il confine tra musica di ricerca e le speculazioni
ambient di molta produzione attuale.