Tennis - Cape Dory

2011 (Fat Possum)
beach-pop

"Cape Dory". Ovvero il racconto del lungo, amoroso e spensierato viaggio di una coppia lungo la East Coast, a bordo di una vecchia barca a vela, una Cape Dory per l'appunto.
Nasce così il debutto dei coniugi Patrick Riley e Alaina Moore, meglio conosciuti come Tennis. Il risultato è l'ulteriore aggiornamento di un'onda revivalista, che pesca nei sempre floridi anni 60 (tutto ciò che è surf-pop) ma anche nei girl-group degli anni Cinquanta. Melodie in bianco e nero, suggestioni marine in dieci cartoline, semplicità quasi impertinente, figlia di un romanticismo che rima con ingenuità. Mare e sole sempre sullo sfondo ed ennesima summa di tutto ciò che è vintage ma anche delle tendenze indie-recenti (riverberi malinconici indie-pop misti a effervescenze surf-pop, e un senso di leggerezza racchiuso in canzonette spesso sotto i tre minuti). Così che risulta possibile collocare i Tennis sullo stesso piano (pur con una minore personalità) delle varie Best Coast, Dum Dum Girls, Pipettes e così via, fino alle atmosfere dreamy dei Beach House.

"Cape Dory" pullula di motivetti facili e appiccicosi (ma a volte fin troppo leggeri), evocativi di sensazioni fanciullesche e di un'estate da tutti sempre attesa. Ed ecco quindi i balli in spiaggia sul groove simil-twist dell'iniziale "Take Me Somewhere", o sulle incantate e sdolcinate filastrocche ricche di coretti sguaiati di "Long Boat Pass" e "Marathon". Si ancheggia sul fuzz lo-fi di pezzi come la title track e "Baltimore", fino ai "lenti" di ballate malinconiche (ma forse un po' stucchevoli) come "Pigeon". Ci si addormenta infine leggiadri sui docili e liquidi arpeggi dreamy (eccoli i Beach House) di "Bimini Bay" e della conclusiva "Waterbirds".

Inutile utilizzare la parola derivativo con dischi come questi (dato che è proprio sul revival che si basano), tuttavia avrebbe certamente giovato a questi simpatici Tennis un lavoro più personale e incisivo, oltre che un pochino meno ripetitivo. Il risultato è comunque apprezzabile e gradevole in più punti. Anche perché una mezz'ora di romanticismo, sbarazzino o sonnacchioso che sia, non fa mai male.


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