Yann Tiersen

Skyline

2011 (Mute Records) | minimalismo, post-rock

Passeggiavo per un'assolata Bologna, e, sotto i portici, mi è capitato di ascoltare una musica purissima. Era "Comptine d'un autre été l'après", suonata dal brillante glockenspiel di un musicista di strada e composta da Yann Tiersen.
Yann Tiersen? Ah, certo! Quello di "Amélie"! Sì, ma non solo. Il compositore francese, travolto già nel lontano 2001 dal successo planetario delle sue colonne sonore, è anche al suo settimo album in studio. "Skyline": nove brevi acquarelli, fragili schizzi minimalisti conditi con elettronica e post-rock. Le frasi essenziali di chitarra e pianoforte si perdono tra i voli pindarici dei synth e si moltiplicano sulle repentine esplosioni della batteria.

Il minimalismo di Tiersen, discendente spirituale di Michael Nyman e Philip Glass, conserva, pure in questo nuovo Lp, la sua carta vincente: l'espressività. Continua anche a percorrere, però, il sentiero intrapreso con "Dust Lane" (2010): si tuffa in atmosfere computerizzate, tra sovra-incisioni, missaggi ed emotività rock. Questo splendido lavoro di assemblaggio si deve a Ken Thomas (Sigur Rós) e Ray Stuff (dai Black Sabbath ai Muse). Nel prodotto finale, sono moltissimi gli echi di altri artisti: su tutti i Sigur Rós, ma anche gli Explosions In The Sky, con una certa malinconia per i millenari Tangerine Dream, nonché una certa probabile infatuazione per la cosmogonia di Klaus Schulze. Ma gli echi, si sa, non sono mai intensi come le fonti. Infatti, non è con dischi come "Skyline" che la musica di questo polistrumentista, di formazione classica e passioni post-punk, arriva al cuore di milioni di persone, nonché nelle mani di tanti appassionati, come i giovani strumentisti che danno voce a "Comptine d'un autre été l'après" su YouTube, tra chitarristi, pianisti, arpisti e chissà cos'altro.

Di nuovo, per la carriera dell'artista, c'è la scelta dell'inglese come strumento espressivo e la grande importanza del canto. "Skyline", ad ogni modo, se non ha niente di speciale o sconvolgente come i primi lavori di Tiersen, sa regalare emozioni delicate e profonde, con parecchi momenti di luce pura, nonché spunti legati all'attualità e alla riflessione sulla vita: la brillante "Another Shore", con un giro melodico ciclico, che si allaccia all'orecchio, avvolto da vertiginosi crescendo informatici; "I'm Gonna Live Anyhow", con un testo filosofico; "The Trial", splendida melassa fiabesca, tra voci di elfi e sussurri di folletti, dove spicca Syd Matters; "Monuments", perla del disco, con il parlato sull'incedere della batteria; "Gutter", profonda e con tante chiavi di lettura, con il discorso di Ernesto Guevara all'Onu, del 1968, a scorrere nel "try to reach the sea" ripetuto incessantemente dai cantanti. "Exit 25 Block 20" è invece un esperimento che lascia un po' perplessi, con un urlo grottesco e inquietante a scandire il tempo del pezzo. Un urlo che, però, colpisce. Chissà cosa vorrà dire.

(23/04/2012)

  • Tracklist
  1. Another Shore
  2. I'm Gonna Live Anyhow
  3. Monuments
  4. The Gutter
  5. Exit 25 Block 20
  6. Hesitation Wound
  7. Forgive Me
  8. The Trial
  9. Vanishing Point
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