Änglagård

Viljans Öga

2012 (Alvarsdotter) | progressive rock

Ci sono musicisti che ci son rimasti sotto coi King Crimson in gioventù e non si son più ripresi. Gli svedesi Änglagård appartengono senz'altro alla categoria. Autori, a inizio anni Novanta, di due dischi progressive squisitamente retrò e molto legittimamente idolatrati dagli appassionati, dopo diciott'anni di silenzio discografico tornano con quattro suite strumentali per la gioia dei fan di nuova e vecchia data.

Sui brani, c'è poco da dire. Suonano come chi conosce la band si aspetta: dinamici, stratificati, elaborati. Talvolta delicati, talvolta epici, talvolta grintosi. Talvolta, le tre cose insieme.
L'attenzione è prevedibilmente tutta sul flusso, sull'interplay: momento dopo momento, gli strumenti si intrecciano magistralmente, in una mirabile successione di quadretti che nel loro guardare fissamente ai King Crimson "barocchi" dei primi album riescono comunque a riallacciarsi di volta in volta a Genesis, Cathedral, Van Der Graaf Generator, Henry Cow...

Se è vero che alle composizioni manca un po' la direzione, dunque, va anche ammesso che raramente se ne sente la mancanza. Svolazzi di flauto, tappeti di mellotron e bordate di basso tengono l'orecchio appagato per la maggior parte del tempo, e sarebbe sciocco sprecare il poco restante lamentandosi.

(20/10/2012)

  • Tracklist
  1. Ur Vilande
  2. Sorgmantel
  3. Snårdom
  4. Längtans Klocka
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