Janitor Of Lunacy

Crimes On The Dancefloor

2012 (Mannequin) | cold-wave, synth

I bresciani Janitor of Lunacy furono una delle migliori realtà cold-wave italiane. Dopo una demo-tape prodotta nel 1983 ("Crimes On The Dancefloor"), Claudio Asserini, Gabriele Farina e Kovre raccolsero un buon successo di critica e di pubblico che valse loro performance storiche in locali allora di culto, quali lo Xenon di Firenze e l'Odissea 2001 di Milano. Partecipanti a compilation come VM, Komakino e Magnetique,  i Janitor of Lunacy decisero nel 1986 di intraprendere lo sviluppo di un Lp vero e proprio. Purtroppo, a causa di divergenze artistiche, il disco in questione non vide mai la luce e la band si sciolse poco dopo in maniera definitiva.
Inutile quindi sottolineare il lavoro svolto in questa sede per la ristampa di materiale mai raccolto o presentato in maniera omogenea, fatta eccezione per la presenza  nella recente antologia "Danza Meccanica Vol.1".

Il disco uscito per Mannequin raccoglie i primi lavori del gruppo usciti in K7 e altre composizioni successive, risalenti circa al 1985, le "Testroom Tapes", mostrando una omogeneità e una forza espressiva altissima in ogni momento.
Proprio come la celebre canzone di Nico (che apre il bellissimo "Desertshore"), i Janitor of Lunacy evocano un cupo goticismo, un intimismo oscuro sull'orlo della decadenza. La coppia di apertura "The Red Moon" & "On The Dancefloor" si muove ipnotica e rallentata, in un lirismo onirico e rimbaudiano, ma in parallelo una pulsione muscolare comincia a prendere vita. Una vibrazione sotterranea, che risuona tra pareti sgretolate di cemento, in una claustrofobica schizofrenia. Le drum machine frenetiche di "Highly"  e il ritmo marziale di "War Days" irrompono con la loro impetuosità, synth minimali e secchi tagliano e fulminano l'incedere del cantato, senza lasciar sosta. Siamo alla fine del primo lato del vinile.

Il lato B renderà ancora più profonda la forza emotiva della band, con un brano come "Back On Water", di raro spessore poetico, che riesce a tracimare in una danza antica e romantica. I sintetizzatori modellano uno scenario elegante e nobiliare, in cui la voce, non più racchiusa dentro le sue paranoie, raggiunge un lirismo pieno che vivrà fino all'ultimo secondo del pezzo. Lasciato solo dagli strumenti, per incenerirsi in mezzo alla notte.
Di contro, "Scurry Song" raccoglie il lato più ironico e sbilenco, in un cantato simile al Lou Reed più alcolico, e una ritmica contaminata dal funky più scheletrico.
Ma è la finale "Lovely Times" che chiuderà un cerchio ideale. Un romanticismo esanime. Ridotto all'osso nella sua ritmica, vive solo in piccole sfumature surreali sintetiche e nella pulsione cardiaca del basso. Una canzone d'amore nostalgico, di ricordi, per una voce carezzevole e rassegnata.
Un disco da recuperare assolutamente.

(03/03/2012)

  • Tracklist
  1. The Red Moon
  2. On The Dancefloor
  3. Highly
  4. War Days
  5. Back On Water
  6. Shadow Of A Desert Land
  7. There Grows My Heart
  8. Destruction Babies
  9. Scurry Song
  10. Lovely Times
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