Un condominio industriale e gigantesco - residuo di un'epoca di super-produzione e massificazione e trasformato in cartolina di una periferia urbana in lenta decadenza strutturale - è il biglietto da visita di questo nuovo Ep firmato da Perc.
Una produzione che segue di un anno il discreto "Wicker & Steel" del 2011 e ne trae l'inquieta energia ritmica, per poi sotterrarla e manipolarla sotto macerie rarefatte di brutalità e d'introspezione disordinata. Una brutalità che nasce dal
bruitisme, il rumorismo affascinante e ipnotico delle industrie e delle catene di montaggio, che invade la forma techno malata e originaria di Perc per trasformarla.
L'iniziale
title track è il percorso d'iniziazione, una serie di
beat sterminatori introdotti da una distorsione stridula e poi risucchiati a spirale dentro filtri e manopole. La successiva "Cash 4 Gold" compie movimenti del tutto differenti che, mantenendo un'anima marziale su cui echi ed effetti acidi, aggiungono una flebile matrice onirica. "Boy" è il contrappasso puro di questa visione lisergica, con il suo cannibalismo industriale: una pulsazione violenta e grezza, una visione predatoria continua e lineare senza desiderio di redenzione.
Questa forza magnetica negativa che si diffonde tra le linee nervose del disco trova la sua unica inflessione emotiva e confessionale nella finale "Before I Go": un opaco, sporco e polveroso specchio cela un'angoscia rassegnata, disegnata da poche note di piano e organo. Un episodio dall'animo affine a quanto fatto da
Caretaker e che dona un lato di poetica liricità a un disco breve ma di rara intensità.
Perc si conferma nuovamente piccolo demone geniale di una via ibrida alla techno, capace di raccogliere nel suo passaggio i rifiuti neri e arrugginiti della nostra società di massa per trasformarli in un meccanismo di decostruzione mentale.