The Caretaker

Patience (After Sebald)

2012 (History Always Favours The Winners) | dusty-ambient, modern classical

"The book is very ghost-like,
so the music is ghost-like too."
(L. J. Kirby)

Leyland James Kirby è tra le menti più produttive di quel panorama musicale legato alla dark-ambient e al modern classical. "The Caretaker", progetto attivo dal 1999, è soltanto una delle quattro facce di questo timido prisma che pende, volutamente impolverato, dal sontuoso lampadario di una vecchia sala da ballo, in disuso dall'inizio degli anni 20.
Il nostro "custode", però, diversamente dal temibile Jack Torrance a cui il moniker è ispirato, non sta certamente lì a riempire intere risme di "All work and no play makes Leyland a dull boy" o a tentare di far fuori sua moglie e la sua "piccola testa d'angelo" in preda a plurimi raptus di follia omicida.
Il ben più pacato Kirby si è invece divertito a realizzare una colonna sonora per il lungometraggio dedicato allo scrittore tedesco W.G. Sebald (e alla sua opera fondamentale "Gli Anelli di Saturno", 1995), realizzato dal regista indipendente Grant Gee (quello dell'acclamato documentario sui Radiohead "Meeting People Is Easy", 1998, ndr).
"Patience (After Sebald)" esce per la nuova label di Leyland, "History Always Favours The Winners", nata dopo aver rimboccato le coperte alla "V/Vm Test".

La fonte a cui "Patience" attinge è "Winterreise" (1827) dell'austriaco Franz Schubert, il celebre "viaggio d'inverno" raccontato in un ciclo di 24 composizioni per pianoforte e canto.
I lunghi titoli dati ai dodici brani della riletta suite riempiono quel vuoto lasciato dall'assenza di liriche e, così come per le precedenti pubblicazioni di Kirby - sia nelle vesti di Caretaker sia in quelle del progetto omonimo - contribuiscono fortemente a evocare un caleidoscopio di paesaggi e sensazioni senza mai cedere al didascalismo.
I campionamenti e le manipolazioni delle parti pianistiche, su cui il "custode" lavora con sapienza e minuzia sartoriali, disegnano un mondo congelato di ricordi abbandonati in una grande ballroom, coi tavoli e le poltrone avvolti in un soffocante strato di cellophane.
Perdersi in tempi andati è facile, anzi d'obbligo: a partire da "Everything Is On The Point Of Decline", l'insistente - ma rassicurante - crepitio del vecchio vinile a 78 giri accompagna i primi tocchi del malinconico piano. E' l'inverno che bussa alla tua spalla coi suoi fiocchi di neve.

L'umore descritto è il fil rouge delle tracce seguenti: il senso di piacevole smarrimento di sé si alterna a un'insolita quiete in episodi come "When The Dog Days Were Drawing To An End", in cui brevissimi adagi pianistici si rincorrono in un loop infinito, come in un carillon malandato; in lontananza, solo l'incursione momentanea di oscuri vocalizzi modulati che non lasciano agli occhi la possibilità di chiudersi.
In altri pezzi come "The Homesickness That Was Corroding Her Soul", lo suggerisce lo stesso titolo, è una nostalgia quasi filmica a regnare, mentre in "I Have Become Almost Invisible, To Some Extent Like A Dead Man" domina un'inquietudine sommessa, enfatizzata da misteriosi e quasi impercettibili rintocchi. Il semplice fruscio delle tracce iniziali è ormai diventato un bordone glaciale dal quale è impossibile prescindere; con "No One Knows What Shadowy Memories Haunt Them To This Day" si è "sempre più assorbiti" (per citare un altro titolo) in questa decadente memoria primo-novecentesca, fino alla solenne chiusura del canto corale di "Now The Night Is Over And The Dawn Is About To Break".

Intorno tutto è etereo, intriso di un'ambiguità che si arrende a una sottile caligine d'angoscia, di quella che però non fa male: è come ritrovarsi inaspettatamente nel labirintico giardino raccontato da King prima e da Kubrick poi, e non saperne (o non volerne) uscire.
Stavolta The Caretaker si è trovato già a metà dell'opera, considerando che un'ottima parte delle atmosfere ricreate in questo lavoro promana dal genio schubertiano; ciò non toglie che si avverta comunque fortemente il tocco magico dell'ormai eccelso "montatore" di Stockport.

P.S. La release di "Patience (After Sebald)" è affiancata da quella di "Extra Patience", album figlioccio di rivisitazioni e outtake, scaricabile gratuitamente su Bandcamp.

(23/02/2012)



  • Tracklist
  1. Everything Is On The Point Of Decline
  2. As If One Were Sinking Into Sand
  3. Approaching The Outer Limits Of Our Solar System
  4. When The Dog Days Were Drawing To An End
  5. A Last Glimpse Of The Land Being Lost Forever
  6. The Homesickness That Was Corroding Her Soul
  7. I Have Become Almost Invisible, To Some Extent Like A Dead Man
  8. In The Deep And Dark Hours Of The Night
  9. No One Knows What Shadowy Memories Haunt Them To This Day
  10. Increasingly Absorbed In His Own World
  11. Isolated Lights On The Abyss Of Ignorance
  12. Now The Night Is Over And The Dawn Is About To Break
The Caretaker su OndaRock
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