Patrick Carney try not to do the same fill challenge
– Un utente random su Album Of The Year, prima che l’album fosse pubblicato
Ironia internettiana a parte sulle sonorità inconfondibili (a volte fin troppo) dei Black Keys, il nuovo “Peaches!” nasce quasi casualmente da uno sfogo di Auerbach e Carney, che si lanciavano in interminabili e impetuose jam nel corso di un periodo molto difficile per entrambi, soprattutto per il primo che assisteva il padre ammalato di cancro, le cui condizioni si aggravavano sempre più velocemente. Il risultato sono dieci classici di matrice blues e r&b, reinterpretati dal duo con un sound che guarda al sophomore “Thickfreakness” e al valido”Brothers“, tra sprazzi swamp-country, vezzi garage, risvolti psichedelici e immancabili riferimenti ai capisaldi del blues-rock, il tutto accompagnato da accattivanti visual dai colori rétro.
I motori si scaldano sui fiati dell’ottima opener “Where There’s Smoke, There’s Fire”, ingranando sui guitar-riff accennati e dondolanti di “Stop Arguing Over Me” che rimandano agli ZZ Top. Il viaggio prosegue su una scia di note di organo e con l’ottima chitarra elettrica sfoderata sul classico e asciutto delta blues di “Who’s Been Foolin’ You”, per poi rallentare sull’armonica sghemba e i toni più ruvidi e velatamente psych di “It’s A Dream”, scivolando tra i fumi di una notte brava sulla scanzonata e orecchiabile “Tomorrow Night”.
You got to lose
You can’t win all the time
Well, you know, pretty baby
I see trouble comin’ down the line
Il lato B dell’opera abbassa lievemente l’asticella, ma non troppo, ed è inaugurato efficacemente dalla dinamica traccia chiave “You Got To Lose”. Originariamente di Ike Turner, il brano viene qui rivisitato a partire dalla versione di Earl Hooker, che porta in dote il suono corposo della quota blues, e da quella di George Thorogood & The Destroyers, da cui provengono la grinta chitarristica e l’accento rock’n’roll.
Gli animi si sfiammano leggermente (si fa per dire), grazie ai passaggi strumentali dilatati su “Tell Me You Love Me” di Jessie Mae Hemphill, continuando con il drumming in crescita di “She Does It Right” dei Dr. Feelgood, e i riff grezzi di “Fireman Ring The Bell” di R.L. Burnside. La lunga chiusura invece non poteva che essere un tributo al principale faro del duo di Akron, ovvero Junior Kimbrough, con la sua “Nobody But You Baby”.
“Peaches!” dei Black Keys rappresenta la necessità di una fuga on the road fuori dal tempo: è nato per fare del bene a chi lo ascolta e a chi lo ha registrato e lo suonerà dal vivo, non per rivoluzionare la ruota, e in fondo (per stavolta) va benissimo così.
24/05/2026