Black Keys - El Camino

2011 (Nonesuch / Warner)
rock'n roll
A qualcuno verrà in mente di chiamarli frivoli e imborghesiti, furbastri e ruffiani. Falsamente sorpresi, nelle loro interviste, dal successo clamoroso dello scorso "Brothers", a seguito del quale spunta dal cilindro questo seguito. La band più cool del momento, o giù di lì, non può certo permettersi battute d'arresto, ora che come Re Mida paiono tramutare ogni loro mossa in un culto, dai video alle strategie di marketing.
"El Camino" è un album che "chiama", invoca una pioggia di fischi dai fan di più lunga data: ma come, dilapidare il credito acquisito con "Brothers" - che aveva tutto, belle ragazze e soldi e la smorfia intelligente di chi è al di sopra di tutto questo - col loro disco più sfrontatamente catchy?

Eppure è un disco che funziona, affilato e arrotato dal solito Danger Mouse, forse non il più geniale dei produttori, ma una sicurezza quando si tratta di mettere insieme un "prodotto", appunto. L'intesa è rodata fin dai tempi di "Attack And Release" - che era già una prova generale di questo "El Camino" - e si dipana dagli immancabili cunei di penetrazione del garage anni 60 del singolo "Lonely Boy" e di "Hell Of A Season" alle passioni per il vintage seventies della ballata hard rock "Little Black Submarine" e dell'hard-blues pirotecnico di "Gold On The Ceiling", reminiscente del periodo "Attack And Release" appunto.
Quasi del tutto scomparse, insomma, le sinuose sensazioni R&B di "Brothers" (se non nel disco-funk della finale "Mind Eraser"), sacrificate a un lavoro più frettoloso, che sfrutta le intuizioni sonore del disco dell'anno scorso (dall'interazione tra la distorsione, lo stoppato e la roca emozionalità della voce di Auerbach al drive sensualmente scanzonato dell'organetto), calandole però in quella che è sempre stata la musica del duo di Akron.

Sono forse hit spensierate come "Dead And Gone" (ancora sixties anabolizzati) a costituire il momento migliore del disco, mentre una traccia come "Sister" dà dimostrazione delle ancora vive potenzialità del gruppo, col suo tiro revivalista sospeso tra divismo soul e frivolezza sintetica così eighties.
Sono Dan Auerbach e Patrick Carney da dare per "persi" dietro alle lusinghe del successo? Niente di più sbagliato. "El Camino" dimostra piuttosto che sono in pieno controllo della propria carriera e della propria musica.

Tracklist

  1. Lonely Boy
  2. Dead And Gone
  3. Gold On The Ceiling
  4. Little Black Submarines
  5. Money Maker
  6. Run Right Back
  7. Sister
  8. Hell Of A Season
  9. Stop Stop
  10. Nova Baby
  11. Mind Eraser

Black Keys sul web