No longer ride crowded trains
I’m seated in solitude
My friends are birds and flowers near
A future woven online
Sono trascorsi poco più di trent’anni da quando i giapponesi Sugar Plant diedero alle stampe alcuni dei dei dischi dream-pop più sottovalutati del periodo, fortunatamente apprezzati da una piccola cricca di estimatori, estasiati dalle canzoni trasognate del duo. Brani con i quali il duo partorì una variante zuccherosa, appunto, tra Mazzy Star, Hugo Largo e tanti altri nomi affini spuntati come funghi magici in quell’epoca ormai lontanissima. “After After Hours”, ad esempio, rimane ancora oggi un piccolo scrigno di battiti leggeri, synth cullanti, chitarre che paiono uscite da un carillon perduto, il tutto enfatizzato dal canto di un angelo che ammalia.
“One Dream, One Star” celebra per certi versi quel momento storico incantato, sia perché arriva a ridosso di una serie di uscite accuratamente selezionate, tra cui una nuova edizione rimasterizzata del sopracitato terzo Lp del duo e uno speciale singolo (“Rise / Happy”) reinterpretato dalla band dub di Tokyo Inokasira Rangers, sia perché contiene gli stilemi originari, contornati però da una chiara volontà di far breccia in un pubblico ben diverso da quello dei Novanta, data la sorprendente crescita avvenuta negli ultimi tempi di ascoltatori mensili su diverse piattaforme streaming, tra cui la blasonatissima Spotify.
Gli otto brani di “One Dream, One Star” rievocano in parte anche le sottili evoluzioni palesate in dischi come “Dryfruit”, rilasciato nel 2000, ma anche nei più recenti “Headlights” e “Another Headlights”, rispettivamente pubblicati nel 2018 e nel 2019.
Il duo, composto dal chitarrista e tastierista Shin’ichi Ogawa e dalla cantante e bassista Chinatsu Shoyama, inanella otto dolci ballate per cuori che bramano pace e voglia di vivere senza affanni, lontani dalle inutili smanie contemporanee. Un sogno accarezzato attraverso accordi melanconici, dondolanti, come esplicano le varie “Sunlit Rain” e “Anything”. A sorreggere questo candido volo tra le nuvole di un Giappone dormiente sono il batterista Yuji Sashizawa e i tastieristi Harunobu Aoki e Hiroshi Fujiqui, chiamati dalla coppia di Tokyo per arricchire, senza strafare, va da sé, la ricetta. E spuntano anche nenie alla Elvis, cantate ovviamente dalla Shoyama con piglio paradisiaco, come la splendida “Only to Know You”, una di quelle canzoni che se affidate ai Cigarettes After Sex, tra i tanti contemporanei che devono più di qualcosa ai Sugar Plant, li renderebbero di certo meno soporiferi e più amabilmente sospesi da qualche parte tra lo studio di registrazione e il cielo.
Stesso dicasi per la conclusiva “Travelling”, che chiude con un atterraggio ancora più morbido questo breve ma sognante viaggio, a riprova di un carisma e di un talento fortunatamente immutato. Volendo fare le pulci, manca forse la perla pop capace di rialzare ulteriormente l’asticella e portare finalmente i Sugar Plant verso lidi meno nascosti. Così come può emergere una certa “monotonia” nelle trame melodiche. Piccoli compromessi di servizio ampiamente gestibili.
09/07/2026