MIKAELA DAVIS - Graceland Way

2026 (Kill rock stars)
songwriter, urban-cowboy

Per Mikaela Davis la singolarità è un punto imprecisato sulle colline di Chevy Chase Canyon, un luogo incastonato nella contea di Los Angeles dove il tempo rallenta e il mondo esterno svanisce. E’ uno spazio magico che l’arpista e cantautrice di Catskill, nella contea newyorchese, ha adottato come eden figurato da cui trarre ispirazione per le dieci canzoni al centro di “Graceland Way”, quarto disco di una carriera cominciata nel 2012 ad appena vent’anni.
“Graceland Way” è nello specifico il frutto di settimane trascorse ad osservare il crepuscolo calare sulle colline, come racconta la Davis, “circondati dalla presenza totemica del gatto nero dello studio: l’instancabile Bubu, simbolo di fortuna magica e silenziosa protezione”. Insomma, un contesto congeniale per un’arpista cresciuta ascoltando Alice Coltrane e Dorothy Ashby, ma anche Paul Simon e ovviamente Elvis.

L’idea di comporre canzoni urban-cowboy partendo dall’arpa, a Mikaela è venuta dopo aver scoperto Joanna Newsom, con la quale però non ha praticamente nulla in comune, a parte suonare, va da sé, lo stesso strumento. Le canzoni di “Graceland Way” uniscono più che altro Sheryl Crow e Juice Newton, e per intuirlo basta ascoltare rispettivamente “Nothin’s On The Radio” e il singolo che apre l’album, “(Looking Through) Rose Colored Glasses”, una di quelle canzoni che in un mondo ideale sarebbero al centro delle rotazioni radiofoniche estive e non solo.
Se l’uno-due iniziale è un’incalzante cavalcata country-pop, le successive “11:11” e “Wild Flower” sono due ballate dall’approccio quasi cosmico decisamente riuscite, con la voce della Davis che si assottiglia e miagola, mentre arpa e synth ricamano con grazia sullo sfondo. In particolare la seconda, una di quelle ballate da ascoltare al tramonto, appunto, con la risacca da potenziale field recording.  
Si potrebbero poi citare come riferimento altre nuove reginette della nuova “scena” urban-cowboy americana, come la californiana Pearl Charles, visto che il trotto lunatico di “Starlite Tonite” lega di fatto le due giovani cantautrici, prima che “Junk Love” riprenda i canoni tipici della Crow.

Realizzato con Dan Horne e John Lee Shannon dei Circles Around the Sun, la prima band della Davis, “Graceland Way” è stato registrato all’UHF Studio di Glendale, in California, e vanta diversi ospiti di tutto rispetto, come Karly Hartzman (dei Wednesday), James Felice (dei The Felice Brothers), Madison Cunningham e Tim Heidecker. Tutti assieme appassionatamente per calibrare al meglio le visioni all’alba di Mikaela, tra momenti di pura americana come “The Wrong Way”, che sembra uscita da qualche jukebox polveroso lungo la Highway 61, e nuove ballate al piano rinvigorite dalla fisarmonica di James Felice in prima linea sul finale.
“Graceland Way” è l’album con cui Mikaela Davis ha finalmente trovato la quadratura del cerchio, il proprio rodeo nel mondo della musica. Un disco senza cali e soprattutto scevro da riempitivi di sorta. Altro merito non da poco per una cantautrice tanto raffinata quanto amabilmente selvaggia.   

07/07/2026

Tracklist

  1. 1. (Looking Through) Rose Colored Glasses 03:35 video
  2. 2. Nothin’s On The Radio
  3. 3. 11:11
  4. 4. Wild Flower
  5. 5. Mizmoon
  6. 6. Starlite Tonite
  7. 7. Junk Love
  8. 8. The Wrong Way
  9. 9. Spring Petals In The Snow
  10. 10. (That’s Not) Who I Wanna Be

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