PORTRAYAL OF GUILT - …Beginning Of The End

2026 (Run for cover)
blackened hardcore, nu-metal

Con “…Beginning Of The End”, I Portrayal Of Guilt portano avanti uno dei percorsi più imprevedibili e inquieti della musica estrema contemporanea. Il trio di Austin continua infatti a comportarsi come una creatura mutante: ogni disco sembra nascere dal rifiuto di restare ancorati a un solo linguaggio. Se i primi lavori si muovevano tra screamo abrasivo e blackened hardcore, questo quarto capitolo espande ulteriormente il campo magnetico della band. Nel loro suono entrano in modo più esplicito suggestioni industriali, groove ipnotici e persino frammenti di cultura hip-hop, ma senza mai abbandonare quella tensione paranoica e claustrofobica che ha sempre definito la loro identità. Il risultato è un prodotto che sembra respirare in un ambiente tossico: lento, pesante, soffocante, ma allo stesso tempo attraversato da lampi improvvisi di violenza.


L’apertura affidata a “Backstabber” costruisce subito un’atmosfera ambigua, ma quando “Human Terror” entra in scena, si capisce subito che il basso distorto diventerà un asse portante del disco, tra richiami alla scuola industriale dei Godflesh o a certe intuizioni nu-metal dei primi Korn. Ma non si tratta di semplice nostalgia anni Novanta: i Portrayal Of Guilt usano quelle coordinate come materiale grezzo da deformare. La furia torna a emergere in brani come “Heaven’s Gate” e “Under Siege”, dove blast beat e dissonanze black metal riportano il trio in territori più familiari. Qui si percepisce la parentela spirituale con gruppi come Full Of Hell o Converge, ma la scrittura appare più compatta e dinamica, capace di alternare caos e groove con una naturalezza quasi disturbante.

Il momento più sorprendente del disco arriva però con “Ecstasy”. Sotto uno strato di rumore e chitarre abrasive emerge un breakbeat quasi danzante. È uno di quei brani che sembrano progettati per disorientare l’ascoltatore: abbastanza accessibile da restare in testa, ma immerso in un clima di minaccioso. Altrove, il trio esplora atmosfere ancora più oscure: in “God Will Never Hear Me” rallenta tutto fino a trasformarsi in una sorta di liturgia doom, mentre “Object Of Pain” lascia emergere un lato più notturno e malinconico, con echi di post-punk decadente che ricordano certe derive contemporanee della scena noise-rock più inquieta.
Nel mezzo appare anche l’esperimento più radicale dell’album: “Chamber Of Misery Pt. IV”, breve interludio hip-hop con la partecipazione del rapper Slim Guerilla. È un momento che rappresenta bene la filosofia della band: forzare continuamente i confini, anche a costo di destabilizzare chi ascolta. Il finale con “The Last Judgement” riporta tutto dentro una spirale di disperazione sonora. Blast beat, arpeggi dissonanti e urla stratificate costruiscono un climax che sembra collassare su se stesso, come se l’intero album fosse stato un lento avvicinamento a un punto di rottura.

Più che un semplice disco metal, “…Beginning Of The End” appare quindi come una sorta di laboratorio sonoro. I Portrayal Of Guilt assemblano elementi che sulla carta dovrebbero respingersi – grindcore, industrial, nu-metal, trip-hop, post-punk – e li trasformano in un organismo instabile ma sorprendentemente coerente. Il trio continua a dimostrare che la violenza sonora può ancora essere un territorio di sperimentazione. E se questo è davvero l’inizio della fine, come suggerisce il titolo, allora è anche la prova che la band texana non ha alcuna intenzione di smettere di sabotare le aspettative di chi prova a categorizzarli in un solo genere.

10/07/2026

Tracklist

  1. 1. Backstabber
  2. 2. Human Terror
  3. 3. Heaven’s Gate
  4. 4. Under Siege
  5. 5. Ecstasy
  6. 6. Death From Above
  7. 7. God Will Never Hear Me
  8. 8. Chamber Of Misery Pt. IV
  9. 9. Total Black
  10. 10. Object Of Pain
  11. 11. The Last Judgement

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