Tokyo Jihen

Color Bars

2012 (Toshiba / Emi) | alt-pop-rock

Mala tempora currunt, per il mainstream giapponese. Non bastava il predominio, sempre più  sconcertante, delle AKB48 e dell'idol system al completo a minare una scena già di suo vacillante, adesso arriva fresca fresca la notizia che Ringo Shiina ha deciso, assieme ai suoi quattro compagni di avventura, di porre fine alla carriera decennale a nome Tokyo Jihen.
Nei suoi 10 anni di onoratissima attività, la band ha spostato l'asticella del pop-rock made in Japan a un livello di prim'ordine, raggiungendo una media qualitativa tale da far impallidire molte formazioni ben più blasonate in Occidente.

Provoca quindi un profondo dispiacere sapere di una decisione simile; in fondo, i cinque erano una garanzia, un piccolo baluardo di originalità ma, soprattutto, di personalità, in un panorama che tende sempre più all'allineamento, musicale o tematico che sia. Come tutte le cose belle, anche questa è arrivata purtroppo alla sua conclusione: a indorare la pillola di un saluto d'addio arrivato troppo presto pensano i cinque brani inclusi in questo mini-album, "Color Bars", che rinnovano il grande spessore artistico della compagine.
Non è affatto un caso che le canzoni nel disco siano proprio cinque. Le accuse (inizialmente, non proprio peregrine), che il gruppo non fosse altro che un progetto parallelo della Shiina, e gli altri membri semplici comparse, si sono rincorse una dopo l'altra sin dalle primissime pubblicazioni. Già da molto tempo, il suono più corposo e deciso delle composizioni tradiva una maggiore partecipazione anche nella scrittura di tutti quanti i componenti; adesso, se ne ha piena conferma.

Ciascuno ha dato il suo contributo, curando una delle tracce qui raccolte. Tanto le esperienze, quanto gli interessi musicali del singolo confluiscono in un lavoro sfaccettato e dall'ispirazione eterogenea, che vanifica ogni pretesa di riscontrare un fil rouge tra i pezzi. Insomma, chi cercava un minimo di continuità rispetto a quanto affrontato anche nell'ultimo "Daihakken" rimarrà a bocca asciutta. Restano solo sparsi ricordi di quel peculiare connubio tra jazz e rock loro marchio di fabbrica, concentrati soprattutto in "Konya wa kara sawagi", che prevedibilmente porta la firma della Shiina, sempre più calata nei panni di maliarda e raffinata chanteuse.
Il resto dell'opera preferisce invece scombinare le carte in tavola, esplorando gli intriganti crocevia che si creano tra stili e sonorità differenti, talora pure antitetiche. Nasce così l'irresistibile, quanto alienante, fuga di "sa_i_ta", sospesa tra umori electrofunk e complesse armonie post-industriali, come pure la netta cesura tra strofe e ritornello in "Kai horror dust", dove ai cupi droni di tastiera si intervallano squarci di lucida aggressività melodica.

E' un continuo gioco di contrasti, mai veramente risolto, nonostante una chiara sensibilità pop permei le elaborate trame dei pezzi. Nondimeno le irrequiete interpretazioni di Ringo, punto cardine del sound del gruppo, non fungono in questa occasione da collante, limitandosi ad apparire, per quanto affascinanti (impossibile non citare il crescendo emotivo di "Time Capsule"), soltanto in tre delle canzoni.
Per una volta, si reinventano come cantanti anche altri membri, i quali pur non dotati di voci particolarmente esaltanti, sanno rivelarsi credibili anche sotto queste spoglie, leggendo con carattere le loro stesse creazioni, con modalità espressive che forse nemmeno la stessa frontwoman avrebbe saputo immaginare. Nel correre un rischio simile, i Tokyo Jihen hanno saputo trovare un'altra opportunità per rinnovarsi, lanciando i semi di quella che sarebbe potuta essere un'ennesima ridefinizione del loro immaginifico percorso.

Lontani da ogni paletto o restrizione, i nostri hanno sondato instancabili le infinite possibilità offerte da uno stile, unico e irripetibile, che ha tenuto alti i vessilli del j-rock. Per questo, e per cento altri motivi, i ringraziamenti non saranno mai sufficienti, nella speranza che l'addio si tramuti presto in un arrivederci.

(14/02/2012)

  • Tracklist
  1. Konya wa kara sawagi
  2. Kai Horror Dust
  3. Time Capsule
  4. sa_i_ta
  5. Honto no tokoro
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