Vatican Shadow

Ornamented Walls

2012 (Modern Love) | techno, noise, dark ambient

In una bulimica rincorsa elettro-psicotica verso un immaginario da guerriglia urbano cucito dentro una mente maniaca, Nick Fernow rilascia un nuovo Lp di tracce rielaborate e inedite.

Subito dopo la pubblicazione del precedente “September Cells”, Ep scolpito da sferragliate metallurgiche contaminate dalla techno più grezza e oscura, si sono subito succedute altre due pubblicazioni (su cassetta e mp3): “Atta’s Appartment Slated For Demolition” e “Jordanian Descent”; rappresenanti estremizzati del dualismo del progetto americano, che si dividono in lunghe e piatte suite techno-ambient o in soffocanti partiture post-industriali, rarefatte visioni ectoplasmatiche di battaglie notturne.

Viaggiando tra rovine psichiche di trincee e cut-up di bollettini di guerra, il progetto Vatican Shadow sembra sempre più un pozzo nero in cui si concentrano, e tentano di coagularsi, le diverse diramazioni di un artista aperto su troppi fronti, sia strumentali che simbolici.



“Ornamented Walls” segue di poco dopo questa nuova esplosione di spore, mostrando una natura ibrida, in cui ruvide versioni pre-live si succedono a nuovi brani realizzati appositamente. Il lato A è composto infatti da pezzi provenienti da un’altra cassetta in edizione limitata, uscita a metà anno: “Operation Neptune Spear”, mentre il lato B contiene nuove tracce dall’orientamento spiccatamente noise-ambient, seppur setacciate da un certo minimalismo.
Questa visione massimalista del disco non rende giustizia però alla vera scoperta che abbiamo di fronte a noi.
 Per la prima volta (lasciando da parte le solite uscite limitatissime) sono pubblicate le tracce preparate per i live di Vatican Shadow, in cui Fernow abitualmente mixa le registrazioni su cassetta per poi improvvisare e lavorare di effetti e manipolazioni elettroniche. Un flusso di coscienza sintonizzato su un intonarumori bellico, in cui dark-ambient, rumorismo industriale e techno vivisezionata sono manipolati organicamente.

Le tre parti di “Operation Neptune Spear” rappresentano questo unicum nel disco, un’esplosione magmatica intervallata da voci in arabo, le cui scorie tossiche - “Yemeni Telephone Number” e “India Has Just Tested A Nuclear Device” - confondono ulteriormente il senso tra feedback impazziti e manopole guaste. Solo in “Nightforce Scopes” e “Church Of All Images (Church Of The NSA)” si riuscirà a cristallizzare il suono in una forma ordinata, mantenendosi tra linee minimali di synth rotti. La conclusione arriverà, sommessa e ovattata, schiacciata dalla notte, dietro le linee del fronte.



In una strana via di mezzo tra un romanzo di Tom Clancy e un bad trip psichedelico, l’ennesimo nuovo lavoro di Fernow sembra riuscire a mantenere un livello qualitativo ed espressivo penetrante. Nonostante l’apparente dispersione stilistica dell’artista americano, siamo trafitti, trasportati e torturati più e più volte in un’esperienza cieca e sensorialmente disorientata.

(11/11/2012)

  • Tracklist
  1. Operation Neptune Spear Part 1 (Live Mix Rehearsal)
  2. Operation Neptune Spear Part 2 (Live Mix Rehearsal)
  3. Operation Neptune Spear Part 3 (Live Mix Rehearsal)
  4. Cairo Is A Haunted City (Mythic Chords)
  5. Nightforce Scopes
  6. Yemeni Telephone Number
  7. India Has Just Tested A Nuclear Device
  8. Church Of All Images (Church Of The NSA)
  9. Boxes Were Wired To Batteries Then Loaded Into A Brown Toyota Cargo Truck
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