Yasuha Kominami

Usotsukism

2012 (Toshiba / EMI) | songwriter, j-pop, (punk)-pop-rock

Piccoli talenti crescono, a rimpolpare le schiere di un battaglione che negli ultimi anni ha assistito a un'ecatombe in piena regola. Era probabilmente dagli inizi degli anni 90, quando l'oramai decadente scena synth-pop doveva trovare un valido sostituto nei cuori dei giapponesi (che lo individueranno poco tempo dopo nella fiorentissima cerchia dello shibuya-kei), che il j-pop non appariva così sorpassato, privo di stimoli, incapace di aggiornarsi ed esprimere uno straccio d'idea che non fosse lanciare l'ennesima sotto-unità delle AKB48. Non si capisce davvero dove le case discografiche (e le agenzie di talent-scouting) vogliano andare a parare, è davvero triste constatare però che ciò che sarebbe risultato retrivo già dieci anni fa sia ancora sinonimo di guadagni milionari. Che soddisfazione quindi, quando giovani ragazze venute fuori dal nulla ti sbattono in faccia il proprio disgusto per un intero monumento al grado zero della creatività, e ti mostrano quali possano essere le vere, efficaci alternative alle varie inconsistenti lolite di turno.

Con alle spalle un paio di singoli e mini-album rilasciati per varie indie label, la spumeggiante Yasuha Kominami compie con "Usotsukism" il fatidico salto di qualità, arrivando a incidere per la Emi (la stessa etichetta che ha contribuito al pantagruelico successo di Hikaru Utada), e a definire, strano ma vero, la fisionomia della sua proposta. Non che motivetti sbarazzini come "Soupy World" non avessero dalla loro ritornelli appiccicosissimi e intuizioni interessanti, è qui però che quello che era "soltanto" un pop-rock vispo e godurioso si sviluppa in un punto di confluenza per espedienti realizzativi più maturi e sofisticati. Nelle sette canzoni dell'Ep, la posta messa in gioco si fa più alta, la sicurezza nella scrittura ben evidente, la varietà nelle scelte e negli arrangiamenti più estesa che in passato, sfociando talvolta in gradevoli incursioni "arty".

Vanta una formidabile cultura musicale, Yasuha, e non esita di certo a sfruttarla a proprio vantaggio: non dura nemmeno mezz'ora, in compenso nel disco si trovano rimandi all'intera stagione del punk-pop nipponico (già le rapide sferzate dell'introduttiva "Usotsuki To Salvador" ne sono una lampante testimonianza, cui fa da eco il ruvido rumoreggiare in apertura a "Kandokuchuuaku", piccola, ma luminosissima gemma power-pop), limpidi passaggi acustici ("Otona No Uta", ariosa ballata che vede la Kominami districarsi dignitosamente dallo scivoloso terreno della canzone folk), rimandi al suo recente passato ("Reportage Seishinbyoutou"), magari arricchiti da piccoli stratagemmi che rendono l'ascolto più intrigante e insolito.

Riuscirete a rintracciare tutto questo, e probabilmente anche più di quanto già scritto, negli incantevoli meandri architettati dalla cantautrice. Ciò, perché la Nostra, a conti fatti, è la migliore allieva di quella grande scuola inaugurata da Ringo Shiina, la "Mela di Fukuoka" che ha aperto coi suoi dischi nuove strade per tutta una serie di nuove aspiranti stelline del cantautorato alla giapponese. E mentre tutte quelle che ci hanno provato, chi più chi meno, hanno finito per soccombere al peso del paragone, Yasuha se ne viene fuori in maniera tutt'altro che disprezzabile, non cedendo alla facile copiatura, ma nemmeno disprezzando un'influenza che lei stessa, fortunatamente, non ha mai smentito. Nell'uso di fraseggi vocali inconsueti (per gli standard del j-pop, ovviamente), di linguaggi compositivi ricercati e di contrasti armonici all'interno della stessa canzone ("Nounai Fraction", affascinante connubio di jazz, rock, e songwriting puro, cifra peculiare alla leader degli oramai scioltisi Tokyo Jihen), è impossibile non richiamare alla mente "Shouso Strip" o "Karuki Zamen Kuri No Hana", dischi che hanno scritto la storia dell'ultimo decennio di musica del Sol Levante.

Certo, ancora c'è molto da lavorare (sulla voce, a tratti più urticante del sopportabile), e la Kominami avrà tutto il tempo necessario per maturare ancora di più come musicista e cantautrice, liberandosi dall'ala protettiva di "mamma" Ringo. "Usotsukism" rimane comunque una prova ambiziosa e interessante, con cui gettare solide fondamenta per un futuro radioso. Tutto dipende da lei.

(08/09/2012)

  • Tracklist
  1. Usotsuki To Salvador
  2. Reportage Seishinbyoutou
  3. Waraningyou Uri No Shoujo
  4. Kousoku Road
  5. Nounai Fraction
  6. Kandokuchuuaku
  7. Otona No Uta (naked ver.)
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