Da terra di nessuno con una lunga tradizione tenuta quasi nascosta, l'Islanda è divenuta in questi ultimi anni un vero e proprio bacino di talenti, dal quale emergono ogni giorno nuovi nomi degni di interesse. Ólöf Arnalds non è che la più giovane e recente fra le figlie di questa scena, una delle poche esponenti – insieme, quest'anno, alle
Pascal Pinon – che è riuscita a mantenere un legame inscindibile con i suoni e lo stile dell'Isola di ghiaccio pur imbarcandosi in un graduale processo di “internazionalizzazione” della sua musica.
Dopo un passato da turnista nei
múm – sorta di crocevia necessario fino a qualche anno fa per passare da realtà locale ad astro nascente – la giovane cantautrice ha dato il via alla sua carriera sei anni fa con “Við Og Við”, un album segnato da un clima di profonda e intima malinconia, ulteriormente accentuato dall'utilizzo esclusivo della lingua madre. Un disco introverso e ancora lontano dalla ribalta, che sarebbe invece arriva tre anni più tardi con “
Innundir Skinni”, apertura verso umori decisamente più positivi contenente anche i primi brani cantati in lingua inglese, forte pure dell'approdo in casa One Little Indian.
In tal senso, questo nuovo “Sudden Elevation” completa il processo, ponendosi come il classico disco della consacrazione internazionale: testi interamente in inglese, arrangiamenti decisamente più vivaci e un clima sereno che trasuda un po' ovunque una punta di magia. Un po' quel che fu “
Takk...” per i
Sigur Rós, insomma. Il risultato è un lavoro forse meno intenso e sentito dei precedenti, ma decisamente più piacevole e immediato, ben rappresentato in apertura dalla splendida “German Fields” e dai suoi gorgheggi giocosi. Ed è proprio nei brani più accesi che il disco raggiunge alcune delle sue vette: “Treat Her Kindly” sembra quasi guardare alla tradizione britannica, “A Little Grim” delizia nei suoi
trick vocali e “Numbers And Names” è un'autentica e dolcissima filastrocca.
Quando i tempi si dilatano, le canzoni guadagnano in poetica quel che perdono in coinvolgimento: la
love song strappalacrime “Return Again” - forse il pezzo migliore del lotto - ne è la prova tangibile, seguita dalla più eterea “A Little Grim”, dalla languida e altrettanto imperdibile
title track e dal conclusivo acquarello positivista di “Perfect”. E alla fine è impossibile non lasciarsi conquistare dalla semplicità e dal candore di queste mini-poesie per cuori gracili, che ci narrano ancora una volta la favola di una terra che sta vivendo, musicalmente, un periodo di autentica prosperità. Con la speranza che quest'ultimo, assieme alla fata Ólöf e alle sue fiabe, possa durare il più a lungo possibile.