Serafina Steer

The Moths Are Real

2013 (Stolen) | songwriter, avant-folk

Potrà sembrare fuori luogo presentare il nuovo lavoro di un musicista chiamandone in causa un altro, eppure ci sono casi in cui ciò diventa conditio sine qua non senza la quale si perde una gran fetta dei retroscena che stanno alla base della sua realizzazione. Ebbene, una situazione del genere si propone per il terzo album della cantautrice e polistrumentista (per quanto sia ben più nota come arpista) londinese Serafina Steer, e il nome da abbinarci è quello di Jarvis Cocker. Sì, proprio lui, il leader dei Pulp, che non esitò a proclamare “Change Is Good, Change Is Good” il suo album preferito del 2010, è stato l'uomo prescelto a coordinare l'intera realizzazione di “The Moths Are Real”, l'impeccabile cabina di regia che colloca ogni tassello al punto giusto.
Apparirà inutile sottolinearlo, ma la “cura Cocker” non ha semplicemente giovato alla carriera della musicista, finora rimasta in sordina e alquanto povera di reali guizzi creativi. Il dandy di Sheffield l'ha presa sotto la sua egida e l'ha fatta letteralmente sbocciare, grazie a una produzione che ne ha controllato le intemperanze ed esaltato tutto il talento compositivo, prima di questa prova ancora legato a una certa immaturità di tratto e facilmente tendente alla bizzarria gratuita. Con una generosa dose di autocontrollo, e un gusto tutto particolare per una forma canzone intricata e raffinatissima, la Steer compie finalmente il primo passo verso la consacrazione, merito di un lavoro che sta già racimolando ottimi consensi.

Non che tutti gli onori debbano essere tributati a (cotanto, gli va riconosciuto) produttore: la farina proviene comunque dal sacco dell'autrice ed è con essa che vengono plasmati i dodici bozzetti qui raccolti, che testimoniano pienamente una fisionomia musicale nitida e decisamente peculiare, anche in un contesto come quello britannico che di recente ha visto crescere forti personalità al femminile. Qui la crescita però non passa necessariamente per una maggiore accessibilità: se è vero che la Steer non è mai stata una musicista particolarmente incline a solcare territori agevoli (e anche le molteplici diramazioni electro-pop che costellavano il suo precedente lavoro non erano delle più immediate), è soltanto adesso che dal suo incrociare modernità e tradizione trapela assoluta scioltezza, una profonda convinzione che non spezza mai un equilibrio a dir poco instabile.
Sarebbe stato sufficiente infatti dedicare maggiore attenzione al lato più sbilenco e avanguardista della proposta, oppure propendere giusto un filo più del necessario per un profilo volto a un uso più posato della melodia, che l'album avrebbe finito nel primo caso per ricadere negli stessi errori del passato, e nel secondo per annacquare esageratamente il profilo arcano della sua arte. E' l'immaginifico gioco di contrapposizioni e di compresenze a rendere il lavoro così affascinante, che si svela con studiata lentezza nel minimo dettaglio: con un piede nei costumi più remoti della sua terra, e con l'altro a gettare un ponte verso le più “recenti” innovazioni tecnologiche, i dialoghi tra arpa e voce, assoluti protagonisti, mutano costantemente forma, alla ricerca di sempre nuove combinazioni con cui fondersi.

Floride aperture cameristiche, come in preda a un trasporto offuscato da un vago malessere (“Night Before Mutiny”, l'avvolgente parentesi narrativa di “Ballad Of Brick Lane”), inafferrabili fascinazioni dall'aroma antico (il pizzicare di corde dalla foggia medievale nella splendida “World Of Love”, che segue da vicino l'essenziale melodiare di Emma Gatrill), istantanee bucoliche sapientemente immortalate (“Skinny Dipping”, “Island Odyssey” e il pimpante contrappunto di zufolo): l'estro della cantautrice non conosce limiti, aggredisce con la dovuta eleganza stili e tagli melodici dei più difformi, e li riadatta alla sua sensibilità, cucendoli su misura attorno alle sue posate interpretazioni e agli intricati disegni di arpa.
Se l'imprevedibilità contraddistingue grossomodo ogni canzone dell'album, quando non i passaggi da strofa a strofa all'interno di un singolo brano (“Lady Fortune”, dotata di un originalissimo senso della progressione), è questo stesso senso d'incertezza a consentire alla britannica di spiazzare ulteriormente reinventandosi anche come convincente pop-singer. Non stupisca quindi l'inserzione in scaletta di un brano come “Disco Compilation”: per quanto di primo acchito straniante rispetto al piglio incantato del restante lavoro, il brano sublima, grazie allo scandire geometrico del beat, un intero processo di ricerca in cui l'elettronica non è rimasta di certo lì a guardare. Dalle rapide incursioni che fanno capolino in “Machine Room”, all'ambience surreale che imbavaglia la strenua dolcezza della già menzionata “Skinny Dipping”, passando per il reverse di organo atto a spezzare l'apparente quiete sintetica di “The Removal Man” (prezioso duetto in compagnia di Cocker), il tracciato è regolarmente segnato da pregiate compenetrazioni volte ad accentuare il richiamo tortuoso del lavoro, che in un'“ardita” costruzione dance vede semplicemente l'esito ideale di un'indagine attenta e appassionata, che ha finito per dare i suoi frutti.

Ormai perfettamente padrona delle proprie capacità, e col valido sostegno di chi ha saputo plasmare una creatività ancora indisciplinata, Serafina Steer è pronta finalmente per dire la sua e conquistarsi il proprio spazio all'interno della rinata scena folk inglese. E guai a chi osa paragonarla ad arpiste ben più celebrate: non potrebbero esserci modi più diversi di interpretare lo strumento.

P.S. Il disco è stato pubblicato dalla Rough Trade in un'edizione limitata contenente un Ep di cinque brani, "Moth Club Boiler Woes", dedito a più marcate sperimentazioni sintetiche, vicine anche a impalpabili rarefazioni ambient.

(28/02/2013)

  • Tracklist
  1. Night Before Mutiny
  2. Machine Room
  3. Ballad Of Brick Lane
  4. Lady Fortune
  5. Skinny Dipping
  6. The Removal Man
  7. World Of Love
  8. Has Anyone Ever Liked You?
  9. Island Odessy
  10. Alien Invasion
  11. Disco Compilation
  12. The Moths Are Real
Serafina Steer su OndaRock
Recensioni

SERAFINA STEER

Change Is Good, Change Is Good

(2010 - Static Caravan)
Il secondo disco della cantautrice londinese annega in composizioni eteree ma appena abbozzate

Serafina Steer on web