Imogen Heap

Sparks

2014 (Megaphonic / Rca) | art-pop, electro-songwriter

L'annuncio

"Il mio quarto album verrà completato in un anno e mezzo a partire da oggi. Ogni canzone sarà un mini-progetto scritto, registrato e pubblicato con una scadenza di due mesi circa (iniziando da aprile 2011). Il mio quarto album inizia qui con voi, il 14 marzo 2011. Voi siete la "scintilla" della sua ispirazione".

Perché?

Dopo aver concepito il precedente "Ellipse" nella totale solitudine del salotto di casa, Imogen Heap - professione eclettismo - ha pensato bene di adottare il processo inverso, e si è letteralmente lanciata alla volta del pianeta Terra. "Sparks" è il suo album in the making, un lavoro che, con la promessa di poter ascoltare una nuova canzone a scadenza bimensile, ha dato la possibilità a chiunque fosse interessato di seguire a stretto contatto la sua gestazione, con tutti gli intoppi e le soddisfazioni del caso. Pur seguendo il più possibile le vicende degli artisti per i quali nutro interesse (una cosa che, immagino, faranno in molti di voi, se siete arrivati a leggere fin qui), assistere alla creazione di "Sparks", attraverso video-blog da Youtube e annunci sul sito ufficiale è stata un'esperienza davvero unica (non c'è stato bisogno di tampinarla per strada).
Allora, come fa un disco Imogen Heap? A questo giro l'ispirazione è arrivata attraverso un lungo viaggio in Asia, raccolte di sample sonori, collaborazioni con altri artisti, e incredibili esperimenti con le tecnologie più all'avanguardia che lei stessa ama creare e mettere a punto. In breve: lo scorrere di tre anni nella vita di una cantautrice tecno-pratica racchiuso in un prezioso album.

Il disco

Pur nell'ovvio eclettismo della proposta, l'album si può dividere grosso modo in tre parti. A Londra, Imogen ha seguito i lavori di restauro di un vecchio giardino vittoriano, e "Neglected Space" è il suggestivo risultato che a momenti richiama l'avanguardia vocale di Laurie Anderson. Seduta sul tetto della Royal Festival Hall, di fronte allo scorrere del Tamigi, ha composto in diretta al pianoforte "You Know Where To Find Me", che va di diritto tra le sue canzoni più belle di sempre - vortici di piano avvolgono la sua voce in un misto di intimismo ed emotiva maestosità. Con deadmau5 ha creato "Telemiscommunications", un rarefatto post-dubstep che, nell'organico del disco, assume il compito di stemperare un filo l'effetto centrifuga.

Successivamente, durante un soggiorno in India, Imogen ha composto "Minds Without Fear" insieme a Vishal-Shekhar con l'aiuto dei Dewarists, un possente melting pot che lancia una melodia indiana contro un muro di sintetizzatori (qualcuno ricorderà "Psychobabble" del periodo Frou Frou). Ha poi scalato le montagne del Bhutan, dove ha preso parte alla creazione del documentario "The Happiest Place", che racconta l'arrivo dell'energia elettrica nello sperduto villaggio di Sakteng; "Climb To Sakteng" e "The Cycle Song" sono due bozzetti strumentali composti utilizzando field recording ricavati durante le riprese, e filtrati attraverso le sue ormai riconoscibili delicatezze elettroniche. Ha passato pure un mese a Hangzhou, Cina, dove - tramite l'aiuto di ben 250 persone! - ha posizionato decine di microfoni e telecamere in svariati punti della città, e ha registrato lo svolgersi della vita per la durata di 24 ore, in modo da "catturare lo spirito del posto"; il risultato è "Xizi She Knows".

Dal suo innato amore per la tecnologia, invece, sono nate le canzoni più particolari. Con l'aiuto di sample sonori raccolti attraverso il suo sito ufficiale, ha composto la malinconica "Halfline". Da una serie di pensieri raccolti in rete ha creato il dolcissimo passo di carillion di "Propeller Seed" (registrato in 3D, vi consiglio le cuffie per l'ascolto). Oltre ogni ambizione, poi, è stata la creazione dei Mi.Mu gloves, ovvero dei guanti interattivi collegati via wireless a una mappa sonora della stanza; "Me The Machine" è Imogen trasformata in un robot, capace di emettere pulsazioni elettriche (simili al suono di un onde martenot) con un semplice movimento del polso.
E non solo; in collaborazione con Intel sta pure mettendo a punto una app che presto sarà capace di adattare "Run-Time" al ritmo e alla velocità dei passi di chi lo indossa per fare jogging - al momento, il pezzo è quanto di più vicino alla dance Imogen abbia mai osato prima d'ora.

Ovviamente, il viaggio di "Sparks" non è stato solo rose e fiori. Adesso sto speculando, ma secondo me con l'avanzare del tempo Imogen deve essersi resa conto di una possibile "falla" nel concetto alla base del progetto: se davvero avesse pubblicato (e messo in vendita) tutte le canzoni una a una come previsto, l'effetto sopresa per l'album completato sarebbe sicuramente svanito (e con quello, magari, pure la possibilità di agganciarsi a una major in caso di bisogno?). Sta di fatto che nell'ultimo anno le uscite si sono fatte decisamente più scarse. Da artista indipentente interamente autofinanziata, Imogen ha dovuto passare mesi a cercare il miglior modo per far arrivare il suo album sugli scaffali senza rimetterci la propria casa (c'era già andata vicina ai tempi di "Speak For Yourself"). Compromesso: usare la propria label - la Megaphonic Recordings - in Inghilterra, e affidarsi alla Rca per la distribuzione in America.
Non solo. Recentemente si è incaponita nel creare un complicatissimo Box Set stracolmo di curiosità - doppio vinile, album fotografico, documentari, carte interattive e via discorrendo - che le ha creato una marea di disguidi, contribuendo al ritardo di oltre un anno col quale "Sparks" oggi si presenta. E tra le altre cose, si è pure lasciata col suo fidanzato - che pare fosse il regista che aveva realizzato i video delle prime canzoni dell'album - ma ne ha trovato un altro, dal quale sta aspettando il suo primo figlio. Risultato: una radiante futura mamma, e qualità dei video colata a picco.

In conclusione

"Sparks" è tante cose. Innanzi tutto, è l'album in assoluto più eclettico e articolato della sua carriera, un diario di viaggio passato alla centrifuga, ma che si regge magicamente in piedi grazie all'esperta mano della sua autrice, e dimostra un talento in costante movimento. Del resto, standosene ai margini dei circuiti discografici tradizionali, Imogen si è arroccata sul lusso di poter sperimentare e spaziare a suo piacimento, senza dover necessariamente scrivere una nuova "Hide And Seek". Il suo quarto album in quasi 20 anni di carriera la (ri)conferma come una delle electro-songwriter più peculiari in circolazione.

Ma non solo. "Sparks" è anche il coronamento di un percorso che dimosta l'indomita tenacia della sua autrice. In un'era in cui tanti lamentano il radicale cambiamento che internet ha imposto all'industria discografica come la conoscevamo un tempo, Imogen non sta a piangersi addosso, afferra la tecnologia per le corna e la piega al proprio volere (vedasi questa intervista a Virgin Disruptors). Inventa stratagemmi per autofinanziarsi, e mantiene stretto contatto con il proprio pubblico, perché sa bene che alla fine tutto dipende da lì. E quando proprio non riesce, alza le mani e annuncia disfatta senza peli sulla lingua. A detta sua, è molto più felice adesso che non quando stava sotto contratto con la Almo Sounds (etichetta dalla quale del resto fu malamente scaricata ai tempi).

Per tanti che scompaiono nel giro di un disco, Imogen Heap ha la capacità di ispirare fiducia nel futuro. Certo, la sua è solo una delle tante storie possibili, ma chissà se, in un certo senso, non stia aprendo la strada verso un nuovo modo di concepire (e usufruire) musica?

(01/08/2014)

  • Tracklist
  1. You Know Where To Find Me
  2. Entanglement
  3. The Listening Chair
  4. Cycle Song
  5. Telemiscommunication feat. deadmau5
  6. Lifeline
  7. Neglected Space
  8. Minds Without Fear feat. Vishal-Shekhar
  9. Me The Machine
  10. Run-Time
  11. Climb To Sakteng
  12. The Beast
  13. Xizi She Knows
  14. Propeller Seed








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