Nils Bech

One Year

2014 (Fysisk Format) | art-pop, elettronica

Nello spazio sempre più affollato della produzione fisica e digitale, il norvegese Nils Bech non sembra essere riuscito a ritagliarsi uno spazio sufficiente per uscire dall’anonimato: la stampa inglese ha accolto i precedenti album con poco entusiasmo, forse offesa e turbata dalle incursioni di Bech in quel territorio pop-elettronico di cui i britannici si sentono unici depositari della verità.
Le prime esperienze musicali di Nils Bech lo vedono cantante d’opera e studioso di musica classica, un patrimonio che si manifesta nella eccellente padronanza vocale, oltreché nel timbro deciso e avvolgente della sua voce; allo stesso modo le creazioni sonore sono raffinate e mature e piacevolmente ricche di tentazioni avantgarde.

Il terzo lavoro “One Year” è l’album della maturità: qui tutte le sue aspirazioni artistiche trovano finalmente il giusto equilibrio tra ricerca e fruibilità dell’insieme, con l'elettronica a far da padrona in un suono caleidoscopico.
E' un album compatto e intrigante, in grado di rigenerare la magia di Jens Lekman, ma anche di rievocare i sottovalutati e dimenticati It’s Immaterial, non solo per la cura dei suoni, ma soprattutto per quella atipica attitudine al pop elettronico e alle matrici folk.

La musica di Nils Bech trova nell’elettronica di Arthur Russell e nella poetica melodrammatica dei Blue Nile l’identità sonora per raccontare i sentimenti discordi dell’uomo moderno: lo fa attraverso i tempi dispari di “That I”, avversati da uno straniante rigore neo-romantico, o con le nervose trame elettro-pop di “I Punish U”, un altro outing lirico dell’artista, che della propria vulnerabilità emotiva fa la sua forza creativa.
Le relazioni umane sono al centro dei testi, in particolare il primo anno di convivenza col suo attuale compagno, e le conseguenti difficoltà nel vivere un rapporto fuori dai canoni. Elementi che diventano il corpo centrale dell’album e della catarsi elettro-dark di “That Girl”: dove la protagonista è l’ex-ragazza del suo compagno, e la conseguente difficoltà psicologica di una scelta di rottura con un passato ingombrante, il tutto sottolineato da una malinconia ricca si fascino.

Nils riesce a stupire modificando spesso il quadro sonoro delle sue creazioni, come quando una cascata di percussioni (anticipata dai 45 secondi di improvvisazione jazz-drum), loop di synth, vocalizzi stridenti e poi angelici danno corpo alla splendida “Jealousy”, un brano ricco di teatralità e neoclassicismo che con alieno fascino trascina il tutto in un vortice dai toni oscuri e seducenti. Una perfetta pop-song che afferma se stessa violando le regole strutturali. 
Sono ancora i Blue Nile, Antony Hegarty e gli It’s Immaterial i riferimenti più calzanti per raccontare le eccellenti progressioni armoniche e ritmiche di “Trip Abroad”, o il malinconico fluire della conclusiva “Back Home”; ma le peculiarità del suo stile si nascondono tra le imprevedibili variazioni ritmiche e armoniche di “Shame” e “Carry Me”, ovvero in quella teatralità attenta alla fusione tra musica e danza, con richiami alla cultura orientale e alla contaminazione con arti collaterali, come la pittura e la scultura (nel 2011 si è esibito alla Biennale di Venezia).

Il termine art-pop è alfine il più consono per “One Year”, ma è anche riduttivo per un artista che cura ogni aspetto della sua musica: basti osservare i video che accompagnano “Trip Abroad” e “I Punish You”, o l’interessante arte grafica del disco. Qualche piccola ingenuità e un uso leggermente retrò dell’elettronica suoneranno spiazzanti per molti, ma ciò non impedirà loro di cogliere gli aspetti più innovativi di un album che apre nuove prospettive per la musica norvegese. Un inatteso cameo di fine anno.

(10/12/2014)

  • Tracklist
Before

  1. That I
  2. Trip Abroad
  3. In The Allway

After

  1. Shame
  2. Carry Me
  3. That Girl
  4. That Girl / Jealousy
  5. Jealousy
  6. I Punish You
  7. Back Home


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