Penguin Cafe

The Red Book

2014 (Penguin Cafe) | neoclassical

Sembrava che il destino della Penguin Cafe Orchestra fosse ormai segnato, ma grazie alla grossa eredità musicale di Simon Jeffes, il progetto sta dando nuovi frutti anche tra le mani del figlio Arthur che, tolta definitivamente la definizione di Orchestra, giunge al secondo capitolo del nuovo ensemble.

I caratteri essenziali della musica della Penguin Cafe sono intatti: sognanti e ricchi di sfumature neoclassicheggianti, i violini che danno vita a virtuosismi incantevoli, mentre i ritmi si muovono agilmente tra l’esotico e il folk europeo con tinte sempre sgargianti, nonostante il minimalismo resti il processo creativo primario delle composizioni.
La vera novità di “Red Book” è il tono più onirico e gentile dell’insieme: le melodie non indugiano molto in quei toni sperimentali del passato, tutto è più composito e meno selvaggio, ma senza alcun dubbio lo spirito originario dell'Orchestra si muove agilmente nelle undici tracce del progetto.
“Aurora” e “1420” prendono per mano il minimalismo di Philip Glass trascinandolo ancora una volta in confini romantici con piano e violoncello, mentre al delicato tono pastorale di “Solaris” e all’elaborato folk dai tratti medievali di “Moonbo” sono affidate le tentazioni sinfoniche dell’ensemble.

Non mancano le incursioni nella world-music che hanno caratterizzato in modo esemplare il secondo e terzo album della vecchia Orchestra: “Radio Bemba” si tinge dei festosi colori dei ritmi africani e in “Black Hibiscus” Arthur Jeffes incrocia Chopin con la melanconia dei Mariachi messicani con eccellenti risultati. La Penguin Cafe sembra voler conservare quell’attitudine di luogo d’incontro multiculturale che animava le loro performance nei caffè di tutta Europa (suonarono per un mese anche in un locale di Bologna).

Stimolante e ricca di spunti creativi è la maliziosa “Blue Jay”, dove alcune incursioni jazzy si combinano con ghirigori di violino e contrabbasso, ma è “Catania” il vero gioiellino dell’album, un brano costruito su strati multiformi che sfruttano il riverbero di base della chitarra per introdurre violino, contrabbasso e chitarra elettrica su note ondulanti, che danno vita a un fondo ipnotico e mesmerico per un brano incantevole.
La leggiadria di “Odeon” sposta le atmosfere verso il folk irlandese introducendo anche la voce umana attraverso delle esili risate in sottofondo; questo avviene prima che cali il sipario con “(The Roaring Of A) Silent Sun”, un altro brano intriso di romantica malinconia che chiude con classe un album che certifica lo stato di salute della Penguin Cafe allontanando definitivamente ogni perplessità sul futuro dell’ensemble.

(25/04/2014)



  • Tracklist
  1. Aurora
  2. Solaris
  3. Black Hibiscus
  4. Blue Jay
  5. Radio Bemba
  6. Catania
  7. 1420
  8. And Yet...
  9. Moonbo
  10. Odeon
  11. (The Roaring Of A) Silent Sun
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