Roberto Fabbriciani (nato ad Arezzo nel 1949) è forse sconosciuto al grande pubblico, sebbene si tratti di uno dei nostri strumentisti più noti all'estero, specialmente negli ambienti dell'avanguardia musicale. In una carriera ormai più che quarantennale, Fabbriciani può vantare un curriculum invidiabile, essendo stato conteso, lui e il suo flauto, da tanti illustri compositori, tra cui Luigi Nono, Salvatore Sciarrino, Luciano Berio, Aldo Clementi, Pierre Boulez, Elliott Carter, Brian Ferneyhough e
Nicola Sani, fino alle collaborazioni con jazzisti come Giorgio Gaslini ed Enrico Intra. I critici videro da subito in lui un erede credibile di Severino Gazzelloni (che fu sul serio il suo maestro) e i fatti confermarono poi tale ipotesi.
Pur essendo un virtuoso, Fabbriciani non si è mai nascosto dietro alla sua innegabile perizia tecnica, ma anzi si è esposto in prima persona con composizioni di proprio pugno, che però, sfortunatamente, non hanno ricevuto l'attenzione che ampiamente meritavano. Esiste un cd a suo nome, "Glaciers In Extintion", uscito per la prestigiosa Col-Legno nel 2007, dove per la prima volta esegue suoi lavori al flauto iperbasso, che altro non è che un gigantesco strumento a fiato di sua invenzione costituito da una canna di enormi dimensioni (oltre 15 metri!) e le cui timbriche risultano del tutto particolari, offrendo risonanze inusuali.
"Zeus Joueur de Flutes" è un'altra raccolta di sue composizioni recenti, benché il titolo sia quello dell'ultima composizione di Henri Pousseur (scomparso nel 2009), che realizzò in coppia con il flautista toscano nel 2006. Si tratta di un lavoro di musica elettroacustica di vasto respiro (dura infatti quasi mezz'ora), le cui strutture architettoniche sono fondate su imponenti borboglii e clangori elettronici, in cui il flauto è presente solo nella parte iniziale e in quella finale. Pousseur non poteva congedarsi dal mondo della musica in una maniera migliore di questa. Le restanti cinque composizioni, invece, sono tutte del solo Fabbriciani.
"Suoni per Gigi" (2007) è dedicata alla memoria del suo amico Luigi Nono ed è caratterizzata da un'elettronica trucemente espressionista, nel segno dei primi lavori al nastro magnetico di
Pauline Oliveros, dove si raggiungono livelli spasmodici di angoscia. "A" (2001), per ottavino e
live electronics, pare un omaggio alle composizioni concrete di Bruno Maderna, come "Musica Su Due Dimensioni" (1957).
Il flauto iperbasso viene utilizzato nelle cupe stratificazioni sonore di "Motion Capture II" (2011) e in "Dimensioni Gestuali" (2010), con il suo senso di vuoto assoluto, tipico di un altro sottovalutato compositore contemporaneo italiano,
Osvaldo Coluccino. "Alpe della Luna" (2010) mostra un buon gioco di contrappunti tra il suono del flauto e quello sintetico del nastro magnetico.
La registrazione completamente digitale riesce a catturare realmente l'essenza del suono di queste composizioni e fondamentale si è dimostrato l'apporto tecnico ai "live electronics" di Alvise Vidolin, uno dei massimi esperti in Italia in questo settore. Un po' scarne, ma sufficientemente dettagliate le note scritte da Luisella Botteon. Tra le recenti uscite della Stradivarius, si segnala anche l'album d'esordio del romano Daniele Bravi, "Del Vero e Del Falso", interessante prova nel campo del nuovo puntillismo musicale.