Roll The Dice

Until Silence

2014 (Leaf) | abstract, modern classical

Nei due precedenti all'attivo, le collaborazioni fra Peder Mannerfelt e Malcolm Pardon avevano dato luogo a piccole ma indimenticabili meraviglie. Roll The Dice è la dimostrazione più autentica di come un incontro fortuito e un successivo e impensabile sodalizio possano dare vita quasi per caso a uno degli act più interessanti del sempre più ampio panorama dell'elettronica sperimentale. Di Mannerfelt avevamo parlato l'anno scorso in occasione del non propriamente esaltante esperimento abstract di “Line Describing Circle”, i cui suoni si riversano parecchio su questo nuovo capitolo della saga congiunta a Pardon, che dal canto suo prosegue nell'iniettare il suo tocco cinematografico alle escrescenze sintetiche del collega.

Ma la notizia che “Until Silence” comunica è che la ruota che in precedenza era stata in grado di girare a velocità supersonica arriva inaspettatamente a rallentare in maniera cospicua la sua corsa. Non si tratta di una vera e propria battuta d'arresto, ma semmai di un ritorno di colpo sul pianeta Terra, un ritorno che oggettivamente nessuno si sarebbe mai aspettato, ma che coincide con la coraggiosa scelta di variare una formula che avrebbe potuto essere comodamente confermata senza alcuna alterazione. Invece Mannerfelt prova a osare e a mettercisi di più, a convogliare le sue ruvidi e graffianti schegge post-kraut nel calderone Roll The Dice, facendogli perdere l'eleganza analogica del passato e guadagnare una nuova forma di viscerale inquietudine.

L'azzardo mostra ottime potenzialità ma una complessità di sviluppo piuttosto elevata: “Assembly” è un piccolo capolavoro, una maestosa sinfonia che potrebbe inserirsi dritta nei momenti migliori del minimalismo cinematografico, se solo accompagnasse effettivamente una pellicola. Il massiccio implemento degli archi e il carattere “sinfonico” sono le novità proposte sul versante-Pardon, effetti speciali che fanno la differenza se applicati a strutture solide, ma tendono a spegnersi su loro stessi laddove ad essere sbagliata è la marcia ingranata: ne sono emblemi i passaggi più aspri, come l'altrettanto ciclica “Perpetual Motion” e la gratuitamente arcigna “Coup De Grâce”. Ancor più ingiustificati sono le brevi e aride miniature dark-ambient di “Time And Mercy” e “Someone's Land”.

A salvare il tutto ci sono un paio di colpi di classe che tornano a rievocare i fasti e i suoni del passato recente, aggiornandoli con una selezione delle novità sperimentate: “Blood In Blood Out” mantiene il carattere epico e, nel finale, la coralità, ma riporta le ambientazioni all'originaria dimensione piano-synth, mentre “Wherever I Go, Darkness Follows” potrebbe tranquillamente essere un outtake di “In Dust”. E per una “In Deference” che sembrava chiudere in maniera altrettanto "tradizionale", salvo poi sporcarsi di fango e melma nel finale, c'è una “Aridity” che omaggia l'ultimo Harold Budd confermando, ce ne fosse stato bisogno, che Roll The Dice di colpi in canna ne ha ancora tanti. E che a conti fatti, il coraggio di provare a cambiar aria merita comunque un plauso d'incoraggiamento.

(21/06/2014)

  • Tracklist
  1. Blood In Blood Out
  2. Assembly
  3. Time And Mercy
  4. Coup De Grâce
  5. Aridity
  6. Wherever I Go, Darkness Follows
  7. Perpetual Motion
  8. Someone's Land
  9. Haunted Piano
  10. In Deference
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