Squarcicatrici - Zen Crust

2014 (Wallace)
instrumental rock, jazzcore, third stream

Tra gli innumerevoli progetti e apporti del multistrumentista e compositore Jacopo Andreini, Tsigoti e Squarcicatrici sono tra quelli in cui la sua personalità artistica è determinante. I primi hanno prodotto, con “Private Poverty Speaks To The People Of The Party” (2010) e i successivi “The Imagination Liberation Front Thinks Again” (2012) e "Read Between The Lines Think Outside Them” (2013), dei caroselli martellanti d’irruenza punk, canto Nick Cave-iano, scapestrate sortite Emir Kusturica-esche, libere big band alla Charlie Haden e piano ragtime.

Ancor più personale è Squarcicatrici, dapprima un progetto a nome proprio, il cui primo “Bossa Storta” (2006) inizia a esprimere la sua anima jazz in sincopi sudamericane (salsa, tango, samba, etc.) e uno spettro che spazia dalla semplice chanson acustica alla jam be-bop, alla cavalcata fusion, fino agli studi elettronici.
Questo disco è preso in grande considerazione dai musicisti che vi partecipano e da quelli che via via vi si aggiungono, fino a comprendere una line-up libera e mutante ma compatta. L’omonimo “Squarcicatrici” (2009) fa così prendere corpo agli esperimenti, sondando danze Bregovic-iane (“Afrotellacci”), tango alla Piazzolla (“Macedone”), danze macabre (“Mbizo”, “J’ai Faim”) e citazioni colte (“Gorecki”), con risvolti caotici quasi free-jazz ed effetti sonori cacofonici sia strumentali che di produzione (“Izgubljen Sambetta”).

“Zen Crust” completa il processo e diminuisce le ingenuità ancora presenti nei lavori precedenti. Il jazz modella apertamente i nuovi highlights del combo, a partire dalla danza orientale di “Bilaa Jawasz Safar”, con due assoli isterici di chitarra e sax, spalleggiati dall’elettronica, quindi il bolero atonale guidato dal violoncello di “Fremente”, il contrappunto sincopato John Zorn-iano di “Pont Des Arts”, con passerella di contorsioni di fiati, e l’analoga samba demonica di “A1”, in cui gli strumenti vomitano cacofonie.
La chanson, “Jous d’Amandes”, stavolta fa da introduzione a un crescendo di amplificazione e distorsione. Ci sono anche trovate divertenti, come i raggi laser da “Star Wars” che spazzano via la sarabanda post-fusion di “Saffo’s Wedding Party”, o il duello di sola sezione ritmica di “Fi Tunis”, o il saltarello meridionale, metallico e ribattuto da sembrare arrangiato da Tom Waits, di “Miseria Violenta”.

Una confusa prova di linguaggio totale? Una maratona di brani-intermezzo con manie di grandezza? Quasi-jazz d’autore con spirito di denuncia in filigrana? A prenderlo per quello che è, un generoso divertissement di brevi creazioni miste per impegno e tecnica, è prodigo di tortuose piacevolezze innervate da una perfetta produzione granitica. Preceduto dal live gratuito “Squarci a Milano” (2011). Ben dieci musicisti tra cui anche un mandolista (Samuele Venturin), bravi, oltre al leader, Matteo Bennici al cello e Scott Rosenberg allo squittente sax sopranino. Edizione in vinile di Escape From Today.

Tracklist

  1. Bilaa Jawasz Safar
  2. Apopse Perthainei o Fasismos
  3. New World Border
  4. Fremente
  5. Pont Des Arts
  6. Saffo’s Wedding Party
  7. Jardim De Estrela
  8. Jous d’Amandes
  9. Affrico
  10. A1
  11. Miseria Violenta
  12. Cultivar Subversivos
  13. Fi Tunis
  14. Zen Crust

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