Traxman

Da Mind Of Traxman Vol 2

2014 (Planet Mu) | footwork

Da quando nel 2012 è stato pubblicato “Da Mind Of Traxman”, e con esso ha cominciato ad acquisire reale notorietà quanto connesso con la florida scena footwork di Chicago, per quest'ultima  le cose sono decisamente cambiate, e in positivo. Con l'Europa ad averne oramai appreso pienamente la lezione, e con nuovi volti della scena ad essere oramai assurti a personalità dial discreto rilievo del nuovo pensare elettronico, logico era che chi ha contribuito a issarne gli standard, chi ne ha percorso la storia sin dagli inizi (ma a dire il vero, anche da prima di quegli stessi inizi) finisse con il trasformarsi in una sorta di guru, di punto di riferimento per chi vorrà tentare una strada paragonabile.
Con il compianto DJ Rashad a non poter più illuminare il percorso di una generazione di producer in pienissimo fermento, e con nomi altrove di spicco a faticare ancora a imporsi nell'immaginario “comune” (l'eccellente “Legacy” di RP Boo, anch'esso pubblicato dall'accorta Planet Mu, è passato decisamente più in sordina di quanto meritasse), la figura di Cornelius Ferguson resta lì, un pezzo di storia vivente della scena e del genere. Due anni da quel primo disco d'esordio, quel primo tentativo di mettere ordine a un polverio di idee lasciate prive di una disposizione organica, arriva il secondo capitolo, per un nuovo viaggio attraverso la mente e i pensieri, l'anima e il cuore di chi a suo modo ha davvero fatto la differenza, anche senza bisogno di un monumentale percorso discografico. A volte, per fare scuola basta il potere delle proprie intuizioni.

Se sono le intuizioni che si cercano, allora anche questa nuova raccolta non manca di raccoglierne a iosa: certo, ancora vige talvolta una qual certa disparità nell'ispirazione (ben più di rado rispetto all'“esordio”) e la lunghezza tende a mascherare la pur ottima varietà timbrica, lo sguardo è volto costantemente in avanti, alla nuova tappa di un'incessante ridefinizione. E se questo comporta un ridimensionamento di certe dinamiche più danzerecce, di quel feeling da street-dance da cui il footwork tutto sommato ha preso le mosse, non è un grosso problema: Ferguson non sacrifica totalmente questa componente, piuttosto riesce a proiettarla in una dimensione sovente più astratta, legata alle capacità di campionamento del suo autore.
L'abilità nello scegliere, e poi nel dosare e nel combinare i vari campioni trova infatti nuovo slancio, una freschezza e una vitalità che nei migliori frangenti non fa provare minimamente nostalgia della precedente raccolta. Muscolari, ma più asciutti ed essenziali nel loro compenetrarsi e alternarsi, gli elementi di ogni singolo pezzo celebrano l'impressionante indole enciclopedica di Traxman, testimone di un grande attaccamento ai corsi e trascorsi della propria città, ma capace anche di sviate ancora sorprendenti, quando se ne presenta l'occasione.

Menzioni alle street-competition della Windy City (“Blow Your Whistle”), e alla lunghissima storia della house-music cittadina (“Time Slip”, “I Wanna Be High”) rientrano quindi in un progetto che contempla affiliazioni con i contesti più disparati, sovente mettendoli in diretta contrapposizione tra loro. Una sorta di “Let There Be Rockkkkk” del nuovo lavoro, “Tha Edge Of Panic” spinge sul pedale dell'aggressività e regala la prova più esaltante nel complesso, spezzettando un riff di chitarra al punto da farlo sembrare una sorta di cybergrind virato black-music. La stessa fascinazione robotica contagia anche il soul corale di “Let It Roll Geto”, con il pattern di synth a muoversi sotto i sample vocali con un andamento irresistibilmente Eurythmics, diventando pura sospensione sonora in “Under Cover Jack”.
Non mancano poi, come ci si poteva ben aspettare, i riferimenti al funk e appunto alla musica soul: indipendentemente dal decennio di provenienza e dalle linee melodiche di aggancio, i meccanismi produttivi di Traxman tirano fuori espedienti di prim'ordine, funzionando al meglio in un formato più succinto (“Can Nutin Hold Me Back”) piuttosto che per durate anche solo lievemente meno snelle. Ciò non toglie al suo taglia e cuci comunque il merito di una sicurezza e di uno spessore nella ricerca che altri del settore possono ancora soltanto immaginarsi.

Qualche sforbiciata qua e là avrebbe indubbiamente aiutato, ma non si può non riconoscere la classe di un producer che oltre al passato e al presente, contribuirà in maniera significativa a scrivere anche i dettami del futuro del settore. Una grande prova di carattere.

(21/07/2014)

  • Tracklist
  1. Time Slip
  2. Blow Your Whistle (Tha Out Of Here Remixx)
  3. Nothing Stays The Same
  4. Mic
  5. Computer Getto
  6. Make Love To Me
  7. Bubbles
  8. Let It Roll Geto
  9. Ever And Always
  10. Under Cover Jack
  11. Can Nutin Hold Me Back
  12. 15416
  13. Gone And Hit That Shit
  14. I Need Too Do It (ft. Dj Fred)
  15. Your Just Movin
  16. Tha Edge Of Panic
  17. I Wanna Be High
  18. U Got Me Runnin (Remixx)
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