Earthset

In A State Of Altered Unconsciousness

2015 (autoprodotto) | noise-rock, psych-rock

Il disco d'esordio dei bolognesi Earthset è un concept-album saturo di citazioni, in cui ciascuna delle tracce vuole esprimere una forma di "stato alterato di (in)coscienza", ovvero quelle condizioni nelle quali il soggetto non è consapevole dell'ambiente circostante, avendo un controllo nullo o parziale dei suoi sensi che lo porta a percepire in modo distorto le sue sensazioni su tutto ciò che gli sta intorno. Questi "stati alterati" vengono causati da fattori esogeni o endogeni e, a seconda dei casi, possono esprimersi nel sonno o nella veglia sotto forma di ermetismo o espansione, meditazione o violenza. È quindi una ricerca percettiva, quella degli Earthset, che si insinua nei meandri dell'anima e che si esprime, in prima istanza, nella presenza di una sezione ritmica incalzante, dove i brani registrati live in multi-traccia vogliono dare al disco una forte connotazione concertistica.
Se la fonte d'ispirazione più ovvia è quella dei Pink Floyd, specie per quanto concerne la parte testuale, le influenze sonore spaziano tuttavia dall'indie al grunge, dal progressive al punk-rock, non fossilizzandosi mai su un unico genere e subendo, in tal modo, le fluttuazioni cognitive del leitmotiv concettuale dell'intero disco, in quanto "lo stato alterato di coscienza" è, prima di tutto, uno stadio "nuovo" della coscienza, un cambiamento repentino delle proprie abitudini.

Ezio Romano (chitarra, voce), Luigi Varanese (basso), Costantino Mazzoccoli (chitarra) ed Emanuele Orsini (batteria), dopo una gavetta che li ha portati a suonare anche a Londra, si presentano così discograficamente sulle scene con "In A State Of Altered Unconsciousness", un disco autoprodotto con il prezioso contributo di Enrico Capalbo e Carlo Marrone, con quest'ultimo che ha anche suonato la chitarra in alcune tracce. L'artwork mostra, invece, una finestra immersa nella nebbia, esprimendo visivamente l'aura di incertezza che pervade l'intero disco, a cominciare dalla siderale "Ouverture", dominata dal piano onirico dell'ospite Laura Molinaro.
Seguono risvegli sonori à-la Sonic Youth ("Drop") e feroci aggressioni psico-analitiche ("The Absence Theory"), ma ad alterare inconsapevolmente le nostre percezioni cognitive ci pensano anche il governo e i media in "rEvolution Of The Species". È un'accusa sonora che viene reiterata anche nel videoclip promozionale, in cui gli esseri umani sono rappresentati come automi in procinto di passare, uno a uno, davanti alla macchina fotografica per uno scatto. Un solo individuo compie un gesto di ribellione e distrugge la fotocamera, ma nessuno se ne accorge, cosicché l'inutilità dell'eroe si rivela in maniera perentoria anche nel finale: rotta una macchina fotografica, infatti, se ne fa un'altra, in quanto ogni cosa nella società è ormai facilmente sostituibile.

Questa forma di desolazione esistenziale permane anche nella bipolare "Epiphany", mentre in "So What!?", con i suoi cupi arpeggi di basso e la voce alienata di Luigi Varanese, a sopraggiungere è inevitabilmente la follia. Con "Skizofonìa" il sound prende infatti una pericolosa tangente, dando poi sfogo a violente eruzioni di hard-rock ("Gone") e tiepide ballate grunge ("A.S.T.R.A.Y.") con tanto di meta-citazioni dei Pink Floyd da "Eclipse" ("The place where grows this kind of tune/ and you can see the Earth-set from the moon"). Ancora riferimenti, stavolta fantascientifici, in "Lovecraft", dove viene portata in musica la novella "I sogni nella casa stregata" del celebre scrittore statunitense, mentre "Circle Sea" rimanda infine all'ouverture iniziale, chiudendo un disco lineare e flessibile, capace di scorrere fino al suo epilogo come un vertiginoso continuum.

(26/06/2016)



  • Tracklist
  1. Ouverture
  2. Drop
  3. The Absence Theory
  4. rEvolution Of The Species
  5. Epiphany
  6. So What?!
  7. Skizofonìa
  8. Gone
  9. A.S.T.R.A.Y.
  10. Lovecraft
  11. Circle Sea




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