Toro Y Moi

What For?

2015 (Carpark) | alt-rock, chilly

Un sotto-genere dai connotati tanto ruffiani quanto limitati: piaccia o meno, la chill-wave è stata uno scazzo giovanile durato giusto pochi anni e una manciata di artisti/album chiave, con Chaz Bundick/Toro Y Moi in qualità di meteora più famosa. Secondo le leggi della musica da sottofondo a consumazione strettamente digitale, quest'hipsterata dovrebbe già esser finita da un pezzo, e infatti di chill-wave oggi non si parla quasi più (al massimo si è migrati verso lo psych-pop di gente come Empress Of, Yumi Zouma & compari di casa Cascine).

L'arrivo di un ennesimo album del Toro (il suo quarto ufficiale, ma settima pubblicazione di Chaz in sette anni di attività) sembra dunque roba vecchia di secoli, tanto si sa già come andrà a finire: giostrine sintetiche di chitarre arpeggiate, intarsi elettronici, stralci di melodie montati a caso e voce registrata attraverso il citofono, gommosa e un filo inespressiva come da copione. E invece Chaz a questo giro ha impresso una svolta che non ci aspettavamo: ha messo da parte il computer e si è dato all'indie-rock, creando un album suonato da cima a fondo, con batteria, riff e feedback di chitarra elettrica, persino un filo di piano.

Certo la forma-canzone rimane sfilacciata, mentre quella vocetta che non cambia davvero mai di tono rende il tutto eternamente solare e scanzonato, ma col passare degli ascolti pezzi come "The Flight" e "Empty Nesters" prendono quota, rivelando una ricchezza di suoni tutt'altro che banale (chi suona la chitarra, Frusciante?). Stesso dicasi dell’introduttiva “What You Want”, tra echi beatlesiani, giretti dreamy e un’improvvisa distorsione elettrica a segnalare le sopracitate nuove possibili commistioni stilistiche. Mentre la successiva “Buffalo” torna a manifestare con garbo suggestioni soulful degne del tardo catalogo Motown, gli umori pianistici in salsa lo-fi di “Ratacliff” immergono l’ascoltatore nel consueto climax svagante e trasognato, così come i morbidi echi vocoderizzati di “Lilly” conducono a una spirale melodica a tratti atonale.

Il Toro è certamente un musicista consapevole dei propri mezzi, che ama ancora giochicchiare con il passato (si prenda ad esempio il supremo il giretto funky di “Spell It Out”), tuttavia senza perdere mai di vista l’orizzonte, elettrificandosi in più di un’occasione al punto giusto, tra serenate ubriache di felicità (“Run Baby Run”) e vere e proprie ballad folcloristiche certamente più immediate, soprattutto se raffrontate ai passati costrutti armonici di natura prettamente chilly (la conclusiva “Yeah Right”).

Questo album è in fin dei conti fuffoso e autocitazionista, volutamente sbadato nell’andazzo e a suo modo inafferrabile, al punto che è il Toro stesso - gran furbastro - a porsi la domanda prima di noi: what for? A nulla, appunto. Ma ci piace lo stesso, anzi forse anche più di certe sue ultime fatiche; bastano un po' di sole, una birra e la visione di una gonnella più corta del normale, e "What For?" crea il resto, intrattenendoci dolcemente con le sue esili trame elettriche. Buona primavera a tutti.

(24/04/2015)

  • Tracklist
  1. What You Want 
  2. Buffalo 
  3. The Flight 
  4. Empty Nesters 
  5. Ratcliff 
  6. Lilly 
  7. Spell It Out 
  8. Half Dome 
  9. Run Baby Run 
  10. Yeah Right


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