Steve Lehman

Sélébéyone

2016 (Pi Recordings) | jazz-hop, nu-jazz, experimental hip-hop

"Sélébéyone" è un termine wolof (una delle lingue nazionali del Senegal) che “si riferisce ad un’intersezione, a un terreno liminale dove due entità definite si incontrano e si trasformano in qualcosa di sconosciuto”. Mette subito le cose in chiaro, fin dalla press release, Steve Lehman, alto sassofonista newyorkese qui alle prese con un convincente connubio di jazz e hip-hop, in cui però i due generi, più che confrontarsi, si fondono e si con-fondono, finendo per generare qualcosa che vale più della mera somma delle parti, grazie anche a un uso calibrato dell’elettronica e un ricorso alle tecniche dello spettralismo. A spingerlo in questa direzione è stato soprattutto l’esempio, portato avanti dal collettivo M-Base (di cui Steve Coleman è uno dei massimi rappresentanti), di una musica jazz vitalistica e aperta alle più diverse contaminazioni.

Lehman (già discepolo e collaboratore di Anthony Braxton) è qui coadiuvato dall'altro sassofonista Maciek Lasserre (con cui ha approntato anche le varie tessiture elettroniche del disco), dal pianista e tastierista Carlos Homs, dal bassista Drew Gress, dal batterista Damion Reid e, per finire, da due rapper: il senegalese Gaston Bandimic (che utilizza il wolof per ancorare il suo flow alla Madre Terra Africa) e HPrizm (aka High Priest e già co-fondatore degli Antipop Consortium). In poco più di quaranta minuti, “Sélébéyone” spinge il jazz-hop in diverse direzioni, mantenendosi sempre in una tonalità emotiva ansiogena, carica di inquietudine, in ciò guidata sia da un flow mediamente aggressivo, che da un uso scenografico delle tastiere, cui non a caso è affidato il compito di inaugurare il primo brano del disco, “Laamb”, puntellata da una figura di piano in circolo minimalista e da coloriture post-bop, in un gioco di incastri che sembrano sempre sul punto di rompersi, ma Lehman conosce il gioco e prova ad alterarne le regole. 

“Are You In Peace?” è febbre metropolitana ricca di spigoli funk, il sax mostra di potersi spingere fin verso le convulsioni del free-jazz, mentre Bandimic è on fire, alternando vampe acute a sciabordii sotto traccia. Vertigini spettrali e singhiozzi drum’n’bass (“Akap”), volute di sax che fanno pensare al primo Roscoe Mitchell ("Origine"), richiami all’IDM (“Cognition”), echi mediorientali, accenti mistici e miraggi di terre bruciate dal sole (“Dualism”) e, ancora, fraseggi obliqui che entrano in rotta di collisione con scambi ritmici sempre più dinamici e creativi (“Hybrid”): tutto contribuisce a generare una musica vibrante e comunque mai veramente ostica, con la voce che, sia in “Geminou” che in “Bamba”, mostra in modo ancora più evidente che il suo compito sta tutto, in questi solchi, nel rendersi partecipe attivo di un dialogo strumentale che nasce dalla volontà di gettare ponti sempre più consistenti tra culture, tradizioni, generi e stili musicali.

(25/09/2020)

  • Tracklist
  1. Laamb
  2. Are You in Peace?
  3. Akap
  4. Origine
  5. Cognition
  6. Hybrid
  7. Dualism
  8. Geminou
  9. Bamba
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