Drama Emperor

All Of These Days

2016 (Alienated Records) | post punk, post rock

Enigmatico come il nudo disegnato dall’illustratore Michele Rocchetti, tra Pop Art e certo Novecento italiano, in una mescolanza da cui si origina un caleidoscopio musicale dai mille volti. "All Of These Days "dei Drama Emperor, uscito il 30 settembre per la Alienated Records, ci guarda col distacco di chi è consapevole di parlare più lingue allo stesso tempo, e quindi di essere difficilmente catalogabile in un mondo in cui le etichette sono sì noiose e limitanti ma spesso rassicuranti.

Non hanno però bisogno di rassicurazioni Cristiano Ballarini, Michele Caserta e Simone Levantesi (quest'ultimo solo in sede live), che dal 2010 lavorano coraggiosamente e fuori dal coro sul perfezionamento del loro ibrido fatto di elettronica, post-punk, wave, rock e non solo. Un'avvincente matassa da sbrogliare, un complesso codice da decifrare, una sfinge da interpretare. Questa è la sensazione di fronte alla quale si trova chi cerca un disco diretto e facilmente catalogabile in un preciso angolo dello scaffale. E se invece l’ascoltatore vi si confrontasse dimenticando per un attimo le precise definizioni di genere e se rompesse i suoi steccati mentali anche solo per un’ora? Vi troverebbe un album che, più che essere un lineare lotto di brani, contiene dieci episodi tra loro molto differenti, pur legati da un sottile filo rosso. Indubbia la qualità della produzione, ad opera di Sid Lamar (ex-Keluar e Schwefelgelb all’Hype Cicle di Berlino), che gli dona un suono pulito e incisivo.

In "All Of These Days", il suono freddo dell’elettronica danza perfettamente assieme a quelli caldi della chitarra, del basso e del pianoforte, donando a ogni brano una personalità distinta, anche grazie alla presenza di testi mai banali, ermetici al punto giusto. Si pensi a "Sindrome", cantata in italiano, o a "The Blind Man". Uno tra i più convincenti, che riassume perfettamente questa sinergia, è “Gerusalem”. Basta una breve sequenza di pianoforte per venire catapultati in Medio Oriente grazie a un tempo ad hoc, agli arabeschi del sintetizzatore e a un cantato perfettamente calato nel contesto, ma il vero valore del brano sta nei suoi momenti puramente strumentali.
Notevole anche la parentesi strumentale di “Step New”, una corsa al fulmicotone in cui riff di chitarra, sequenze di pianoforte e basso pulsante convincono anche grazie a un tempo squadrato. Un “nuovo passo”, lo stesso che troviamo nell’interludio di “Oh, Boy!”, che campiona il primo collegamento con la Luna. “The Blind Man” è un perfetto connubio tra tempi sostenuti, ritmi accelerati e un tappeto di pianoforte, mentre “Awake” è un più immediato post-punk dalle tinte elettroniche.

Piacerà particolarmente agli amanti dell’Ebm “Wir Sind”, un tributo ai maestri del genere, che fa ricorso ai suoi tipici pattern di synth e al 4/4 adatto allo stomping selvaggio. La conclusiva e poliritmica "The Final Song" cita i Tortoise, ma anche i kraftwerkeriani viaggi sul Trans Europe Express, ma in tutto l'album l'influenza dei primi è evidente.
Tre anni dopo il già valido "Paternoster In Betrieb", il trio dei Drama Emperor ci consegna un album ricco di spunti ma ben coeso, lontano dal pedissequo ricorso ai codici di genere. Da approcciare con una mente aperta alle contaminazioni.

(04/10/2016)

  • Tracklist
  1. All Of These Days
  2. Sindrome
  3. Sharp Song
  4. Gerusalem
  5. Oh Boy!
  6. The Blind Man
  7. Awake
  8. Step New
  9. Wir Sind
  10. The Final Song
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