Laura Mvula

The Dreaming Room

2016 (RCA) | art-soul

Se siete già a conoscenza di "Sing To The Moon", il notevole e personalissimo disco d'esordio di Laura Mvula, e volete approcciarvi adesso all'ascolto del suo secondo lavoro "The Dreaming Room", non vi è dubbio che all'orecchio vi balzeranno significative differenze tra i due album. Non è un caso: in una lunghissima intervista concessa al Guardian lo scorso marzo, la nuova stella del soul britannico si è messa letteralmente a nudo, rivelando senza mezzi termini quanto avvenuto nei tre anni che hanno separato i due full-length. Nella confessione dell'autrice, a dominare il triennio è stato un clima di ansia e continui attacchi di panico, caratterizzato dall'incapacità di gestire un successo e una carriera vissuti quasi come qualcosa di alieno, e il fallimento di un matrimonio che aveva rappresentato in più di un'occasione una grossa ancora di salvezza. Il tutto, fino alla lenta ripresa, alla piena consapevolezza di un nuovo ordine di idee, in cui poter gestire il proprio rapporto con la musica con maggiore serenità e coraggio.
La stanza dei sogni di Laura Mvula suona insomma decisamente più aggressiva ed esuberante, e utilizza il ritmo in una maniera che i precedenti canti alla luna non avrebbero nemmeno osato immaginare: si fa presto a rintracciare la specularità con le mareggiate dell'anima attraversate dalla sua ideatrice, con gli alti e bassi di una stagione della vita che quanto a spunti artistici ne ha da offrire a iosa. Temi come depressione, elaborazione dell'assenza, abbandono, ma anche il superamento degli ostacoli e il conforto degli affetti più cari, trovano tutti il loro spazio all'interno del disco, che dal punto di vista lirico offre uno spaccato ben più viscerale e composito rispetto all'elegante pacatezza dell'esordio. Di certo, c'è di che applaudire in questa nuova presa di coscienza.

Se è vero che l'impianto ritmico appare notevolmente rafforzato, specialmente nei due singoli promozionali pubblicati in anticipo all'uscita del lavoro (lo splendido e sferzante funk di "Overgrown", brano che sa come trasfigurare gli ormai consolidatissimi tessuti chitarristici di Nile Rodgers accostandoli all'impianto gospel-delico proprio della Mvula; la convulsa e più pasticciata dal punto di vista melodico "Phenomenal Woman", che però nell'apertura del refrain rende ben conto del polso e dell'energia con cui la cantante sta affrontando il suo nuovo ciclo artistico), non vi è comunque un cambiamento totale delle basi stilistiche che avevano costituito la fortuna del debutto. L'orchestra, qui rappresentata dalla London Symphony Orchestra, ancora mostra tutto il gusto dell'autrice per composizioni complesse e arrangiamenti di impostazione classica, che nell'album si prendono una grossa fetta della torta. Inoltre rimane inossidabile la passione per un'impostazione vocale di matrice corale e nostalgiche armonie soul (spesso impreziosite da strumentazione non canonica, come nel notevole caso del vibrafono in "Kiss My Feet") e lenti dalle sparse venature psichedeliche (l'adagio dal sapore notturno di "Bread": splendide le armonizzazioni vocali), sorretti dalla plasticità espressiva della voce della Mvula e da un interessante istinto nella scrittura, che sa coniugare aspirazioni teatrali a immediatezza pop.
Ciononostante, "The Dreaming Room" è un album in cui si palesa il desiderio di dare nuovo respiro alle pur brillanti intuizioni dell'esordio, di non costruire una prigione attorno a un formulario sonoro e compositivo così personale. Anche a costo di qualche concessione a contesti forse non ancora sondati con la dovuta cautela (la chiusura rap di "People", mal giustapposta all'impalcatura dal forte sapore neoclassico del brano) e di qualche momento maggiormente risaputo ("Angel") l'artista di Birmingham riesce perlopiù a gestire i rischi che corre con tutta la classe di cui dispone, per un'espansione della propria palette che ben risponde al multiforme comparto lirico.

Se "Show Me Love", nei suoi sei minuti di durata, figura come la soul-suite che la Mvula covava sin dagli inizi di carriera, figurando, senza grosse esagerazioni, come il suo apice assoluto (ingegnoso l'impiego delle armonizzazioni e dei vari elementi dell'orchestra, a costruire senza esagerate variazioni di colore uno straordinario climax emotivo), non da meno figurano episodi come "Let Me Fall" (sinusoidi di synth e batteria a inserirsi con naturalezza sotto all'elegante parata di ottoni) o "Lucky Man" (come trarre ispirazione dal vintage-soul delle varie colleghe albioniche, preservandone il battito ritmico e deprivandolo per il resto di ogni altra attinenza al filone).
Seppur con qualche leggera disomogeneità qualitativa, in definitiva il materiale raccolto nell'album è sufficientemente saldo e ambizioso da poter fugare ogni dubbio sulle intenzioni dell'autrice. Con una nuova stabilità emozionale a portata di mano, per la songstress britannica si apre una nuova fase, nella vita tanto quanto nell'arte: se "The Dreaming Room" ne è la premessa, con un pizzico di liberazione in più si può davvero credere nel gran balzo.

(10/09/2016)

  • Tracklist
  1. Who I Am
  2. Overcome (ft. Nile Rodgers)
  3. Bread
  4. Lucky Man
  5. Let Me Fall
  6. Kiss My Feet
  7. Show Me Love
  8. Renaissance Moon
  9. Angel
  10. People (ft. Wretch 32)
  11. Nan
  12. Phenomenal Woman




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