Dall’uscita del debutto del 2013, i
Lucius hanno goduto di un buon crescendo di popolarità, testimoniato dal successo di un tour lungo due anni e che li ha visti alternarsi tra concerti propri, festival estivi e
slot da
supporting act prestigiosi (
Jack White). Per la prima volta, quindi, il quintetto newyorkese capitanato da Jesse Wolfe e Holly Laessig si trova a dover fare i conti con un interesse piuttosto diffuso nei confronti di un proprio disco già al momento dell’uscita, cosa che talvolta può portare una band a pensare troppo alle reazioni del pubblico, invece di lavorare con la mente libera. Qui, per fortuna, ci troviamo semplicemente di fronte a una coerente evoluzione artistica e a uno dei migliori dischi pop degli ultimi tempi.
La differenza, rispetto a “Wilderwoman”, sta in una coesione d’insieme molto maggiore. In quel disco i Lucius svariavano tra registri espressivi anche molto diversi tra loro, mentre qui sembrano aver scelto uno stile più definito da applicare a tutte le canzoni. Il suono, infatti, si lascia alle spalle tutte le influenze legate a generi diversi rispetto al pop e risulta sempre sobriamente colorato e ricco di dettagli, tra chitarre, archi, tastiere e pianoforti, con un’intensità quasi costantemente medio alta. I marchi di fabbrica della band rimangono comunque gli stessi del debutto: melodie immediatissime, voci delle due cantanti sempre in primo piano, continua ricerca di un equilibrio tra il pop al femminile degli anni Ottanta e del decennio Zero.
Questo disco dimostra che muoversi entro confini più stretti non significa avere meno fantasia. Tra il morbido crescendo dell’iniziale “Madness”, le potenti armonie chitarra/synth di “Something About You”, l’andamento in
midtempo ma con un ritmo frizzante e fuori dagli schemi di “What We Have (To Change)”, il calore gentile di “My Heart Got Caught In Your Sleeve”, non c’è una canzone che possa confondersi con le altre e potremmo continuare facendo tutto l’elenco della
tracklist e trovando per ogni brano un aspetto che lo caratterizza rispetto agli altri.
Per gli amanti del pop, questo disco è una vera manna. La scrittura è ispirata, l’interpretazione vocale e musicale è impeccabile e, grazie a una produzione molto azzeccata, “Good Grief” è sempre ben equilibrato ma allo stesso tempo mai convenzionale. I Lucius mettono in mostra una personalità forte rimanendo puramente e spudoratamente pop.
Sarebbe bello, a questo punto, poter godere di queste canzoni anche dal vivo, ma chissà se ci sarà un ritorno in Italia. Nell’attesa, se andate a un festival estivo e vedete il loro nome in cartellone, non perdeteveli per niente al mondo.