Nite-Funk

Nite-Funk

2016 (Glydezone) | synth-funk

Con due moniker come Nite Jewel e Dâm-Funk, non è poi così difficile riuscire a formarne uno nuovo, accattivante e facilmente memorizzabile. Nite-Funk, ed ecco tolto in una semplice mossa ogni impiccio sulla denominazione della nuova ragione sociale formata dall'unione dei talenti di Ramona Gonzalez, quest'anno già forte dell'ottimo “Liquid Cool”, e Damon Garrett Riddick, tra i più interessanti musicisti a operare nel segno del verbo funk. Quel che non era forse così immediato aspettarsi è come tale denominazione rispecchi alla perfezione quello che poi è il contenuto dell'omonimo Ep, cosa che a sua volta ha influenzato l'aspetto grafico del lavoro, contraddistinto da uno splendido scatto in notturna di Los Angeles. Questione di coerenza, nuda e cruda: nei quattro brani, probabilmente dati in pasto come semplice assaggio di quanto i due hanno in serbo (nel mentre è uscito un nuovo 12'' recante la già edita “Can U Read Me?”), quel che si può apprezzare è un saggio di funk sintetico dalle vibrazioni per l'appunto notturne e con evidente ispirazione ottantiana, in cui i due mettono a disposizione il proprio talento a favore di una sinergia che, nei passaggi migliori, fa semplicemente scintille. E questo è, per l'appunto, soltanto l'inizio.

In un certo senso, sembra quasi che questa collaborazione fosse la veste che i due avrebbero sempre voluto calare: in un bilanciamento di compensazioni ed esaltazioni reciproche, la scrittura di Gonzalez si avvicina all'ideale della perfect-pop-song che insegue da una vita (e che soltanto di rado ha mostrato di saper scorgere), e il talento di Dâm-Funk si mantiene ben lucido e focalizzato sull'obiettivo, evitando con cura di farsi prendere la mano e cedere a certi istinti velleitari. “Let Me Be Me” chiarisce come Nite Jewel sia capace di esprimersi con la sua voce semplicemente come meglio desidera: sentitela, specialmente sul ritornello, come sa cogliere ogni più intima sfumatura del timbro flautato di una Janet Jackson. Anche per questo motivo, il brano assurge a manifesto del progetto, riuscendo a coniugare le seducenti qualità atmosferiche della melodia alle peculiarità produttive di Riddick, che svia con tranquillità ogni possibilità di pallida imitazione donando suadenti sfumature spacey sia alla linea vocale che al frastagliato taglio del beat.
“Love x2” è invece il momento più debosciato e carezzevole dell'Ep, in cui appare palese il tributo al Prince più piacione e sensuale (evidente specialmente nella progressione, aperta e al rallentatore, del brano), ma la capacità dei due è tale da dichiarare la propria ispirazione distorcendola a proprio piacimento, attraverso un'accurata gestione dei tempi e della strumentazione (ridotta praticamente all'osso, giusto un pizzico di keytar e qualche rada scansione ritmica). Aggiungiamoci come Gonzalez ancora una volta ridefinisca con la sola forza della sua voce il brano, portandolo a confrontarsi con le vaporose ambientazioni proprie del suo percorso solista, e il gioco è fatto.

Basterebbero giusto queste due tracce per decretare la validità del progetto, foss'anche che le restanti si dimostrassero indegne di menzione. La situazione fortunatamente non è quella descritta, ma la quantità di idee e l'intensità di “Don't Play Games” e “U Can Make Me” non arrivano a pareggiare quanto invece offerto nella doppietta centrale. Non che in fondo sia un problema, dacché rimangono ad ogni modo episodi interessanti, che avrebbero necessitato di un pizzico di carattere in più per compiere il salto di qualità. Poco male, anche così, il progetto Nite-Funk si dichiara notevolmente interessato a sfruttare strutture dance, traghettando il nucleo espressivo verso nostalgiche lande house (che comunque non hanno proprio nulla da invidiare ai momenti più ballabili di un Mark Ronson, per dire), e non esita a costruire preamboli d'ambiente, in cui lasciar vagare mente e corpo passeggiando per sonnacchiose metropoli notturne. E non importa se a ben guardare “Don't Play Games” funge soltanto da apertura al brano successivo, di fatto condividendone in minore gli elementi atmosferici e il suggestivo utilizzo dei synth: con la forza di un'esperienza sudata sul campo, Nite Jewel e Dâm-Funk sono già pronti, con soli quattro pezzi, a portare il loro sodalizio al livello successivo, chiarendo come arrivino più che preparati alla volta di un eventuale album. C'è ogni presupposto perché si concretizzino le speranze di un luminoso gioiello funk.

(19/10/2016)

  • Tracklist
  1. Don't Play Games
  2. Let Me Be Me
  3. Love x2
  4. U Can Make Me