A ventidue anni di distanza dalla prima pubblicazione (23 febbraio del 1994, su etichetta Black Out), la Spin On Black immette sul mercato una
reissue in vinile 180 gr. del quarto album dei
Ritmo Tribale, "Mantra", quello che consacrò definitivamente il culto della band milanese consolidandola fra i nomi di punta della scena indipendente italiana dei primi anni 90.
Il lavoro di rimasterizzazione e la nuova veste grafica (con tanto di
booklet arricchito da una diversa impaginazione dei testi e da foto dell'epoca) donano oggi nuova luce a un disco fondamentale del gruppo allora guidato da
Stefano "Edda" Rampoldi.
Forti di un
crossover che attingeva a piene mani dall'esperienza delle migliori band americane dell'epoca, pescando tanto dallo stoner dei
Kyuss quanto dai manifesti dagli eroi del
grunge, i Ritmo Tribale generarono un mix personale che però non riuscì mai a farli emergere dalla nicchia d'appartenenza.
In "Mantra" concepirono un monolite di
groove e chitarroni, dall'imponente
opener "L'assoluto" alla sperimentazione de "Il male", passando per l'acida "Antimateria", per l'
hardcore-punk di "Ti detesto II" e la personale cover de "
Il cielo è sempre più blu", alternando energia a riuscite ballate indolenti ("Sogna", "Amara", "La verità").
Dai testi scomparvero quasi del tutto i temi sociali, per lasciare spazio a liriche più personali e spirituali (
Edda abbracciò la religione krishna) con il cantato che diveniva più intelligibile rispetto ai lavori precedenti.
La sfortuna dei Ritmo Tribale fu quella di essere arrivati troppo presto: non appena i numeri delle migliori compagini della scena alt-rock nazionale iniziarono a diventare importanti, la band di Edda era già disintegrata.
Ma quell'esperienza fu fondamentale per disegnare le coordinate musicali di molte formazioni in divenire, basti scorgere quanto gli
Afterhours di "Germi" (1995, quindi lievemente successivo a "Mantra") e "
Hai paura del buio?" (1997) avrebbero attinto dai suoni e dall'atteggiamento dei Ritmo Tribale.
A loro per molti versi la formazione di
Manuel Agnelli si ispirava, vuoi per i suoni, vuoi per una questione di prossimità geografica (entrambe provenivano dal capoluogo lombardo), e la sorte assegnò anche agli Afterhours come momento di svolta la rivisitazione di un pezzo di
Rino Gaetano, "Mio fratello è figlio unico": da quel momento la scelta definitiva per il cantato in italiano ne mutò per sempre il destino.