Rooney

Washed Away

2016 (Superball Music) | pop-rock

Talvolta non è per niente facile comprendere le dinamiche del mercato musicale. Prendiamo il percorso dei Rooney, ad esempio: apparsi con il debutto omonimo del 2003, si erano fatti immediatamente un buon nome negli Stati Uniti, mentre qui in Europa si erano accorti di loro solo pochi appassionati. Era bastato, però, un singolo azzeccato, ovvero "When Did Your Heart Go Missing?", contenuto nel secondo album "Calling The World" (2007), per aprire alla band le porte della notorietà anche nel Vecchio Continente. Stranamente, però, del successivo "Eureka" (2010) non si era praticamente accorto nessuno, e, altrettanto stranamente, è l'unico loro disco non presente su Spotify. Insomma, sembrava che di colpo e senza spiegazioni plausibili non ci fosse più spazio per il nome Rooney, tanto che il leader Robert Schwartzman si era dato a un side project electro (gli Starsystem) e aveva fatto un po' di lavori legati al cinema, tra colonne sonore e la scrittura di un film.

A sorpresa, invece, Schwartzman ha riesumato il suo vecchio progetto, si è fatto aiutare da alcuni amici, tra cui Soko che duetta con lui nel singolo "Why", ed ecco a sei anni di distanza un nuovo album targato Rooney. Difficile immaginare se questo "Washed Away" farà tornare la band agli antichi fasti in termini di popolarità, però si può tranquillamente affermare che Schwartzman è tornato a testa alta, riproponendo il proprio stile pop-rock accattivante e gioviale, inserendo in esso nuovi elementi in modo da non risultare ancorato al passato. Non c'è solo il citato duetto tra le novità, ma si nota un deciso ampliamento del ventaglio sonoro, con la voglia di dare più spazio e visibilità a tastiere e synth, non certo strumenti estranei al repertorio dei Rooney ma finora messi sempre in secondo piano rispetto alle chitarre.

Soprattutto nella prima metà dell'album, tra la vellutata e leggermente cupa "All The Beutiful People", una "Don't Be A Hero" riflessiva e malinconica e la citata "Why", frizzante e salterina, gli arrangiamenti danno la stessa importanza a chitarre e tastiere, che interagiscono efficacemente tra loro, con le consuete spiccate armonie vocali a fare da ottimo collante tra suono e voce principale.
La seconda metà inizia con "Do You Have To Go?" ed è un vero e proprio spartiacque, perché qui c'è solo il classico triangolo rock e anche nei successivi brani le chitarre tornano ad avere la stessa importanza che avevano in passato. "Come On Baby" è un midtempo fresco e positivo, "Love Me Like There's No Tomorrow" è il classico brano statunitense dal suono pieno e rotondo che fa venire in mente un lungo viaggio su strade ampie, "You're All I Ever Need" sfrutta anche qui uno schema consolidato, ovvero l'alternanza tra una strofa dalla melodia sfuggente e un ritornello molto azzeccato e irrimediabilmente catchy.

I Rooney non sono certo mai stati alfieri di alcun tipo di innovazione o sperimentazione, ma la personalità nel rivedere gli stilemi del pop-rock non ha mai fatto loro difetto, e ancora oggi sanno proporre ottime melodie, un forte impatto vocale e una buona sensibilità nell'esecuzione e nella produzione artistica. Se vi interessa un ascolto facile ma tutt'altro che dozzinale, questo disco e, in generale, questa band fanno per voi.

(21/09/2016)



  • Tracklist
  1. All The Beautiful People
  2. My Heart Beats 4 U
  3. Don't Be A Hero
  4. Why
  5. Washed Away
  6. Time Alone
  7. Do You Have To Go?
  8. Come On Baby
  9. Love Me Like There's No Tomorrow
  10. I Miss You When You're Gone
  11. You're All I Ever Need
  12. Sad But True
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